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Stagione olivicola pugliese a rischio per quantità e qualità

 

Sarà una stagione olivicola non certo delle migliori, quella appena iniziata, sia per il comparto produttivo agricolo che per quello di trasformazione del prodotto, ossia le olive, da cui si estrae l’oro di Puglia, ovvero l’olio extravergine di oliva di qualità. Ed è proprio quest’ultima che è a rischio nella campagna olearia del 2018-2019, a causa di una serie di fattori negativi che hanno caratterizzato quest’anno le diverse fasi di germoglio, attecchimento e crescita delle olive soprattutto in Puglia, dove all’ormai noto problema della Xylella fastidiosa, che ha già provocato nel sud della regione il disseccamento di diverse miglia di piante di ulivo, si è aggiunta la gelata dello scorso inverno che ha causato un calo notevole della fioritura in gran parte del territorio pugliese e, poi, problemi di natura fitosanitaria (tignola e mosca dell’olivo), oltre ad una parentesi di siccità nei mesi di agosto e settembre che ha compromesso ulteriormente ciò che della produzione olivicola in corso è giunto a buon fine. Infatti, secondo le proiezioni dell’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agro-alimentare) per l’annata olivicola appena iniziata si precede un calo del 38% della produzione nazionale di olio extra vergine di oliva, con una stima di circa 265mila tonnellate complessive di olio e,quindi, una cifra vicino ai minimi storici di produzione di olio per l’Italia. La mappa dei cali di produzione prevista dall’Ismea indica una netta diminuzione di prodotto nelle principali regioni olivicole, a partire dalla Puglia (-58%), da cui arriva circa la metà dell’olio nazionale. L’annata olearia del 2010/19 si preannuncia negativa anche in Calabria (-34%), Sicilia (-25%), Campania (-30%), e Lazio (-20%) con un calo provocato dai forti venti durante la fioritura e soprattutto dalle gelate di febbraio che hanno danneggiato 25 milioni di ulivi. A livello internazionale invece si conferma leader mondiale ancora una volta la Spagna che fa registrare un aumento del 23% rispetto al livello massimo degli altri anni passati, con una produzione complessiva di olio che dovrebbe aggirarsi  introno ad un milione e mezzo di tonnellate. “Sono dati pesanti – ha commentato il presidente di Unaprol, David Granieri – che vanno a colpire un settore che sta già attraversando un momento critico per l’aumento delle contraffazioni, la prepotenza sul mercato di alcune multinazionali che fingono di mantenere una parvenza di italianità e l’invasione di olio tunisino”. “A completare il quadro allarmante – ha aggiunto Granieri – l’introduzione dei sistemi di etichettatura a semaforo, adottati in Gran Bretagna e Francia, che promuovono cibi spazzatura e bocciano l’olio extra vergine di oliva e l’aggressione di altri Paesi, come la Spagna che, forte di una grande produzione, tenta di conquistare quote di mercato abbassando i prezzi”.  Quindi, secondo l’Unaprol, per la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole (in Italia sono oltre 400 mila quelle specializzate in questo settore) è fondamentale che il Governo metta subito in atto iniziative concrete, a partire da  un piano olivicolo nazionale 2.0 che preveda innanzitutto finanziamenti per il reimpianto di nuovi oliveti.Un appello a tutela dell’olio d’oliva italiano, in particolare del prezzo di mercato di tale prodotto che potrebbe subire le conseguenze di una concorrenza sleale provocata sia dalle importazioni selvagge autorizzate dalla Ue a dazi zero da Paesi extracomunitari (vedi, ad esempio, Tunisia) che frodi commerciali, che nel settore sono ormai all’ordine del giorno, è giuntodal vicepresidente del Consiglio regionale pugliese, Peppino Longo, che con una nota ha dichiarato: “La Puglia deve far fronte comune a tutela dei produttori di olio extravergine d’oliva e contro l’invasione di olio di oliva tunisino in regime di totale esenzione fiscale nel già saturo mercato comunitario. Tutto ciò rappresenta un colpo fatale per i produttori agricoli del Sud Italia in generale e della nostra regione in particolare, già alle prese – come dimostrano i dati della Coldiretti – con un’annata particolarmente difficile”. Infatti, Longo “pur condividendo le motivazioni di solidarietà e aiuto al Paese del Nord Africa” è “fermamente convinto che ciò non può avvenire a scapito e grave danno, economico e di immagine, di Stati membri dell’Unione, vittime della concorrenza sleale da parte di produzioni di bassa qualità, svendute a prezzi insostenibili ma commercializzate dalle multinazionali sotto la copertura di marchi nazionali ceduti all’estero e che non rispettano le stesse regole sanitarie, ambientali e sociali”. Longo, infatti, punta il dito contro “un’Europa che continua a togliere ad alcuni per dare ad altri, dando vita di fatto ad un guerra tra poveri dalle conseguenze imprevedibili”. “L’olio tunisino, sulla cui qualità e tracciabilità ci sono montagne di dubbi, – ha inoltre sottolineato il vice di Mario Loizzo nell’Aula di via Capruzzi – provocherà un disastro per uno dei mercati di eccellenza della Puglia, con gravi ripercussioni tanto in termini economici che occupazionali. Cui andranno ad aggiungersi le problematiche a tutela dei consumatori, alle prese con un prodotto semisconosciuto”. Per cui rivolgendosi ai colleghi del Consiglio regionale pugliese, ai rappresentanti della Giunta, al presidente Michele Emiliano e a tutti i parlamentari ed europarlamentari italiani, al governo italiano, Longo chiede “un intervento fermo, deciso e preciso per bloccare questo abuso”. E, cominciando dalla Puglia, l’esponente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, invita ad una mobilitazione compatta “a difesa dell’immagine e dell’economia della terra regina per la produzione di extravergine di oliva che, beninteso, è un prodotto che presenta proprietà organolettiche di gran pregio, a differenza dell’olio che si intende fare entrare in Europa”. Ma a questo genere di appelli ed inviti i produttori pugliesi assistono ormai da decenni, con risultati quasi sempre scarsi. Ciò che serve, invece, anche in questo importante settore produttivo nazionale sono soprattutto i fatti, perché di parole a favore del mondo agricolo nazionale finora se ne sono sentite già troppe. Ed in Paglia ancor di più, a cominciare da quelle spese sul “problema Xylella”, che pur essendo una questione prettamente locale non ha ancora trovato le giuste e definitive risposte da parte della Regione.

 

 

Giuseppe Palella

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