“Cento passi”: la distanza tra mentalità mafiosa e la legalità
2 Novembre 2017
Sviste e ritardi sul ponte ‘Adriatico’: addio alle biciclette?
2 Novembre 2017

Stagione particolarmente favorevole per l’olio pugliese

La stagione olivicola appena iniziata in Puglia, nonostante la siccità che la scorsa estate ha colpito una parte consistente dl territorio regionale, si presenta particolarmente favorevole per i produttori, ma anche per i consumatori di olio extra vergine di oliva che quest’anno potranno contare su un prodotto di qualità eccellente sotto tutti gli aspetti. Infatti, le olive da olio anche se di dimensioni leggermente al disotto della norma (a causa della siccità subita durante la stagione estiva) si presentano però prive di attacchi epidemici, quali la mosca olearia e la tignola, per cui il frutto è di ottima fattura. Quindi, – riferisce in una nota il presidente di Coldiretti-Puglia, Gianni Cantele, “dopo due annate consecutive che hanno registrato a livello nazionale il crollo della produzione olearia a causa delle difficili condizioni climatiche, la campagna olivicola – olearia in fase d’avvio tornerà su valori più prossimi alla norma,  attestandosi su quantitativi di olio pari a 225mila tonnellate, con un calo del 25% rispetto alla media annuale di 300mila tonnellate, ma in crescita fino ad oltre il 35% rispetto all’anno scorso, quando la produzione non era andata oltre le 150mila tonnellate”. Cifre, queste, che sono per gran parte determinate dalla produzione pugliese di olio extravergine, in quanto la filiera olivicolo – olearia della Puglia da sola contribuisce a livello nazionale (secondo fonti ministeriali) con circa il 50% di prodotto. Dato, quest’ultimo, che fa della nostra regione una vera eccellenza mondiale nel settore dell’olio commestibile non solo da punto di vista quantitativo, ma soprattutto qualitativo anche grazie alle numerose varietà coltivate da nord a sud, su un’estensione territoriale regionale lunga circa 400 km. Una produzione che ora – secondo “Coldiretti Puglia” – dovrebbe trovare più tutela con il recente riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta) per l’olio extra vergine d’oliva pugliese da parte della Ue. Infatti, ha dichiarato nella stessa nota il direttore di “Coldiretti Puglia”, Angelo Corsetti, “con il marchio comunitario ‘Igp Puglia’ intendiamo sopperire alla storica carenza di programmazione e di un vero sistema di filiera che ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica un paradosso tutto pugliese, ovvero forti nella produzione, deboli sul mercato, un assioma per nulla decifrabile e comprensibile che la dice lunga sulla complessità del sistema produttivo indebolito da avventurieri e speculatori”. “E’ opinione diffusa – ha poi aggiunto Corsetti – che estendere i controlli alla tracciabilità significa ledere gli interessi delle lobby e delle multinazionali che, grazie alle ormai note operazioni di ‘chirurgia chimica’, riescono a mantenere le loro quote di mercato disattendendo tutte le regole e le norme comunitarie in vigore”. Situazioni, queste, che – sempre a detta del direttore pugliese di “Coldiretti” –  “hanno reso l’olio d’oliva uno dei prodotti più coinvolti nell’universo delle frodi alimentari”. Quindi, ha denunciato Coldiretti, l’olio pugliese è sotto continui attacchi da parte di agropirati senza scrupoli che ‘drogano’ il mercato dell’olio extravergine di qualità, con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori. Ma la situazione è ancora più preoccupante al ristorante, dove in quasi 1 caso su 4 (22%) – secondo un’indagine Coldiretti/Censis – vengono portate sul tavolo oliere fuorilegge che non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco entrato in vigore 3 anni fa con la legge europea 2013 bis, approvata dal Parlamento e pubblicata sul supplemento n.83 della Gazzetta Ufficiale 261, che prevede anche sanzioni che vanno da mille a 8mila euro e la confisca del prodotto. Ed è per questo che la principale associazione pugliese degli agricoltori invoca con forza l’applicazione alla lettera della ‘legge salva-olio’ , ovvero la legge  n. 9 del 2013, oltre che l’accelerazione dell’iter del disegno di legge che disciplina le “nuove norme in materia di reati agroalimentari”, elaborato dalla speciale commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, affinché gli organismi di controllo abbiano a supporto uno strumento in più per contrastare frodi e sofisticazioni. Nuove norme che – come ricorda “Coldiretti Puglia” – vanno dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione di 18 mesi dalla data di imbottigliamento, al riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo; dalle sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi, all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine; dall’introduzione di sanzioni aggiuntive, come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli, al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni; fino a giungere ad un diritto di accesso ai dati aziendali sulle importazioni di olio da parte di imprese che operano nel settore. E queste sono solo alcune delle misure previste dal provvedimento non ancora approvato. In fine, per significare l’importanza del comparto olivicolo ed oleario pugliese, l’associazione sindacale agricola guidata da Cantele e diretta da Corsetti ha citato ancora una volta i “numeri” che la caratterizzano in Puglia, ricordando che il settore nella nostra regione conta un fatturato di 522 milioni di Euro l’anno, con un tessuto imprenditoriale composto da 270mila imprese olivicole, pari al 22% delle aziende italiane, e con degli oli Dop (Denominazione d’origine protetta) pugliesi che, con circa 28milioni di Euro l’anno di volumi d’affari, rappresentano il fatturato più alto d’Italia per questa linea di prodotto. Infatti, ricorda inoltre Coldiretti, la Puglia ha ottenuto il riconoscimento comunitario per 5 oli Dop (‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’) che insieme alla restante produzione olivicola regionale porta l’asticella del comparto a 11 milioni di quintali di olive, con un’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale. E, in conclusione, Coldiretti-Puglia sottolinea pure che l’olio è il terzo prodotto regionale più esportato, per un valore complessivo di circa 106 milioni di Euro, ovvero quasi il 9% dell’export di olio dall’Italia. Un dato, quest’ultimo, che forse è ancora troppo basso per una regione come la Puglia, che nella produzione olearia ha un importante e significativo primato.

 

Giuseppe Palella

 1,103 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *