Sul buio si stacca il segno di Rita
Con ‘Rita’ è calato il sipario su ‘Inaudita’, importante rassegna di teatro al femminile a cura di Elisabetta Aloia

Rivedere dopo anni uno spettacolo di cui si conserva un felice ricordo procura la stessa gioia del rivedersi con un caro compagno di scuola, un amico o un collega lasciati in gioventù. E la gioia viene dal constatare, anche con stupore, come il meccanismo dell’emozione sia rimasto intatto, ancora ‘caldo’. Perché in casi così non c’è da riannodare alcun filo, dal momento che il contatto non si è mai interrotto. Venerdì scorso alla Casa della Cultura Rocco Dicillo di Triggiano, a chiusura di ‘Inaudita’, rassegna di teatro al femminile a cura di Elisabetta Aloia, era in cartellone ‘Rita’, uno spettacolo di e con Raffaella Giancipoli. E’ stato un felice ritrovarsi. Quando uno spettacolo nasce bene, al crescere anagrafico e professionale del suo interprete/autore esso fa come il buon vino invecchiato ad arte : acquista qualità. Insomma ‘Rita’ ci ha presi di nuovo al cuore, esattamente come la prima volta. E visto che prima si parlava di vino, ‘Rita’ si è confermato rosso verace, dalla boccata aspra e quel retrogusto aromatico tipico dei vitigni del nord barese. Merito del largo impiego della lingua madre (il vernacolo rubatino) e dell’irresistibile, selvatico odore di Murgia e Mezzogiorno che questo monologo manda. Una potente Giancipoli racconta con slancio ruvido e toccante pudore la storia di uno stupro incestuoso, di un’adolescenza rubata, di una fuga salvifica e di una confessione rigenerante, seppure tardiva. ‘Rita’ è gesto di protesta, è grido muto (come quello di Munch), è la tenerezza di un segno innamorato tracciato col gesso sul nero ardesia di una lavagna, è l’innocenza di una veste bianca, poi oltraggiata. Tanto candore trova voce anche nella farina sparpagliata sul tavoliere, preludio al rito millenario del pane. Nella morbida consistenza del grano macinato due mani di bimba frugano con stupore ; poi nella stessa farina quelle mani tirano schiaffi, tirano pugni, sollevando rabbiosi, opalescenti pulviscoli. Si è fatto il buio attorno a Rita. A macularlo, quasi una costellazione della speranza, è il gesto luminoso e terso di una donna troppo presto divenuta tale. Spettacolo edificante, ‘Rita’ è stato il più degno atto di chiusura di una rassegna preziosa. ‘Inaudita’ conferma tre cose : La drammaturgia pugliese al femminile è ben rappresentata, per cui Enti e pubbliche Amministrazioni sappiano che su questo ben poco sfruttato filone possono investire ; Triggiano si mostra pronta ad accogliere una stagione di prosa, sicché disponendo di una risorsa come ‘Casa Dicillo’ …. ; infine, Elisabetta Aloia, oltre che interprete, autrice e regista, si sta rivelando abile organizzatrice (la brava teatrante molese, venerdì prossimo 12 dicembre, sarà di scena al Van Westerhout col suo ‘Sfiorata la tragedia. Ma ci è scappato il morto!’, monologo tragicomico già acclamato dal pubblico che venerdì scorso affollava Casa Dicillo per il terzo appuntamento stagionale di ‘Inaudita’).
Italo Interesse
Pubblicato il 10 Dicembre 2025



