Sulle chianche l’antenato della dama
Sono numerosi in Puglia i casi di edifici religiosi e fortificazioni che recano incastrati nelle mura esterne o interne tavolieri in pietra per il gioco dell’Alquerque

Nell’immagine più grande, un concio tufaceo nel centro storico di Corigliano d’Otranto si presenta inciso nel rispetto di un preciso disegno geometrico (il disegno continuava certamente ma il blocco litico appare tagliato). La sua funzione è spiegata dall’immagine più piccola : La foto ritrae due giocatori che spostano rozze pedine (sassolini di diverso colore) su un tavoliere ricavato raschiando con un punteruolo un ripiano di pietra. Giocano all’Alquerque, dal nome arabo di un tavoliere da gioco (che invece i romani chiavano ‘tabula lusoria’), su cui ci si poteva sfidare a svaghi precursori dei moderni scacchi, dama, tris e backgammon. Siffatti tavolieri da gioco che a anticamente trovavano posto su appositi sedili, oggi trovano posto in qualche museo o, a sorpresa, sulle murature esterne o all’interno di diversi edifici religiosi di casa nostra, come chiostri, basiliche, cattedrali, campanili e cripte (così è a Bari, Barletta, Bisceglie, Canosa, Galatina, Lecce, Monte Sant’Angelo, Trani e Troia). Tale singolarità ha acceso la fantasia degli appassionati di occultismo i quali hanno voluto vedere in questi innocenti graffiti i soliti messaggi in codice riservati agli iniziati. Niente di tutto questo. Restando ancora alla Puglia, altri alquerque sono stati rinvenuti sulle murate di alcune fortificazioni : Pietra Montecorvino, Troia, e Tutino (frazione di Tricase). Ciò significa una cosa sola : Quando edifici antichi, purché di pregio come dimore patrizie o terme, cadevano in abbandono o collassavano, venivano ‘cannibalizzati’, per dirla con un brutto ma efficace termine divenuto di moda. Dalle rovine si asportava qualunque elemento fosse riutilizzabile : Colonne, fregi, capitelli, archi… E’ così che è scomparsa mezza Egnazia. Allo stesso modo non resta traccia di Castel Fiorentino, la dimora di caccia prossima a Torremaggiore dove si spense Federico II. Questo asportare e reimpiegare non escludeva nemmeno le comuni basole (le nostre chianche), purché integre. Sicchè non faceva differenza se quest’ultime recavano incisi alquerque (qui si usa la minuscola per distinguere il tavoliere dall’omonimo gioco). Vediamo ora di capire come funziona il gioco dell’Alquerche : Ogni giocatore dispone di dodici pedine. Scopo del gioco è catturare tutti i pezzi dell’avversario o costringerlo all’immobilità muovendo le pedine in orizzontale, verticale o diagonale e saltando i pezzi avversari per catturarli ; procedura obbligatoria quando tecnicamente possibile. Il movimento delle pedine è limitato ad un solo tratto, in diagonale, in verticale o lateralmente. A differenza che nel caso della dama, se una pedina raggiunge la linea di fondo avversaria, non può più muovere indietro, ma può muovere solo in orizzontale per catturare pedine avversarie. Quando sono possibili più catture consecutive con un’unica pedina, il giocatore deve effettuarle tutte, essendo in facoltà di scegliere quale sequenza di salti effettuare se le possibilità sono più d’una.
Italo Interesse
Pubblicato il 11 Ottobre 2025



