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Superman è il ministro del culto

Con l’espressione Club 27 si fa riferimento all’insieme di quegli artisti, in prevalenza cantanti rock, scomparsi all’età di 27 anni (B. Jones, J. Hendrix, J. Joplin, J. Morrison, K. Cobain, Amy Winhouse). Come Achille che barattò una vita lunga e anonima con una breve e gloriosa, chissà quanti giovani musicisti firmerebbero col proprio sangue la domanda d’ingresso al suddetto e riservatissimo ‘circolo’. Rientrerebbe in questa schiera il protagonista di ‘Club 27’, uno spettacolo andato in scena al Nuovo Abeliano la settimana scorsa. Prodotto da Nasca Teatri Di Terra col sostegno di La Luna Nel Letto, ‘Club 27’ nasce da un’idea di Ippolito Chiarello, che  ne è pure l’interprete (drammaturgia di Francesco Niccolini, regia di Michelangelo Campanale). Indaffaratissimo dietro la sua consolle, che per via delle luci intriganti e delle bottiglie in bella vista somiglia pure al bancone di un locale notturno, un ispiratissimo dj trasmette dalle ignote frequenze di un’immaginaria Radio Club 27. Una trasmissione, la sua, inevitabilmente notturna e incentrata sulla breve epopea di un pugno di miti (Jones, Hendrix, Joplin, Morrison, Kobain). Una sapiente miscela di musica, racconti, aneddoti, illazioni e rivelazioni occupa un’ora di spettacolo vario e piacevole, anche appassionante, specie per chi avendo avuto la buona sorte di nascere nel dopoguerra ha potuto seguire da vicino e consapevolmente l’inquietante avvicendarsi di queste brevi e fulgenti parabole, a cominciare da quella di Brian Jones, chitarrista dei primi Rolling Stones. Un dj, dicevamo, ma anche un barman il quale, si capisce, sperimenta miscugli che poi shakera, con la differenza che qui gli ingredienti hanno nulla d’alcolico, sicché nell’ideale alambicco di questo alchimista del XXI secolo piovono l’acqua della piscina in cui affogò Brian Jones, l’eroina con sui si fece l’ultima volta la Joplin, la polvere da sparo che uccise Kobain… Una pozione fumante che richiama l’idea di un veleno ad azione ritardata da assumere in età adolescenziale per spegnersi a 27 anni e ascendere alla sezione 27 del Paradiso. Ma il nostro dj, che pure potrebbe, rifiuta di assumerla ; al Club 27, al massimo, gli farebbero fare il barman. Meglio restare mortali, vivere nel sogno, accarezzare il mito e tenersi stretta la vita. Benché confinato a mezzo busto dietro il bancone-consolle per la quasi totalità dello spettacolo, un buon Chiarello non fa pesare tale staticità, cui supplisce con la sapienza del gesto e la giusta alternanza tra parola e selezione musicale. Quasi il ministro di un culto, vestito dell’abito talare (la maglia di Superman), Ippolito Chiarello prende per mano lo spettatore-fedele e gli regala l’illusione di varcare la Soglia e mettere piede nel più esclusivo bar dell’Aldilà, dove è possibile osservare la Joplin che conversa con Hendrix, mentre Kobain e Morrison provano accordi… Uno spettacolo efficace, che con intelligenza fugge la facile seduzione dell’immagine e lascia che la stessa prenda forma attraverso le note e le suggestioni di un indovinato disegno luci.

 

Italo Interesse

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