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Superstizione e physique du rôle

L’autore-interprete-regista segna l’opera in termini indelebili. Se poi l’opera entra nella storia si stenta più in là ad accettarla in mani diverse. I De Filippo esemplificano questo limite. Abbiamo ancora tutti negli occhi l’Eduardo di ‘Filumena Marturano’ in coppia con Regina Bianchi. Qualche anno fa è toccato ad altra strepitosa coppia misurarsi con quel testo. Seppure bravissimi, Massimo Ranieri e la povera Mariangela Melato non hanno ricreato la stessa magia. Ma cosa rimproverare loro? Certe eredità sono pesanti come macigni e per liberarsi dell’ombra dei Maestri servono molte generazioni di teatranti. Passando da Eduardo al fratello, veniamo a ‘Non è vero ma ci credo’. Peppino De Filippo era semplicemente perfetto nella parte del commendator Gervasio Savastano. Se risponde a verità, come si dice, che Peppino abbia con intelligente senso dell’autoironia scritto ‘Non è vero ma ci credo’ a scopo auto terapeutico, si spiega la forza irresistibile di questo processo d’immedesimazione di cui nemmeno lo stesso figlio, Luigi, è stato capace. Va da sé che nessuno abbia più potuto offrire a quel ruolo miglior ‘phisic’. La dimensione patetica del credo superstizioso di un Savastano trova terreno fertile in una taglia ‘duttile’ e affatto atletica, in qualche modo predisposta anche a livello di maschera facciale al colore della meschinità. Attecchisce molto meno, invece, nella taglia di un marcantonio dall’aria nobile, come quella, per esempio, di un Sebastiano Lomonaco. Intorno all’attore  siciliano ruota un allestimento di ‘Non è vero ma ci credo’ diretto da Michele Mirabella e che resterà sino a domani in cartellone al Royal. Lomonaco dispone di una figura imponente. La sua aria, poi, ha dell’eroico ; c’è dei momenti che sembra un condottiero. Vedendolo nei panni del penoso commendator Savastano ci è sembrato un pesce fuor d’acqua. La sua bravura, cosa sulla quale non si può dubitare, non è bastata a colmare  il divario. Forse avrebbe raccolto risultati migliori senza tenere troppo a modello il Maestro, un po’ imitato nel dire dolente e affannoso tipico di chi si piange addosso. Ugualmente, resta godibile questo allestimento targato Sicilia Teatro. In scena accanto a Lomonaco erano Lelia Mangano De Filippo, Alfonso Liguori, Antonio De Rosa, Vincenzo Borrino, Monica Maiorino, Maria Laura Caselli, Carmine Borrino, Margherita Coppola, Salvatore Felaco. Scene e costumi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri. Luci di Luigi Ascione. – Prossimo appuntamento con la stagione di prosa del Piccinni mercoledì 30 gennaio ancora al Royal con ‘The History Boys’ di Alan Bennet per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.

Italo Interesse

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