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Susi Rutigliano porta in scena la donna con le sue sfaccettature

“Teatro è l’irripetibilità di una storia, che si evolve o si involve ogni sera in maniera diversa.” Diceva Emma Dante. Un dialogo che non cessa mai il suo evocativo sciabordio, specialmente quando l’eleganza pacata e sorniona di un’attrice come Susi Rutigliano è in grado di affascinare lo spettatore e catturarne l’attenzione fino all’ultimo secondo dello spettacolo, con eccellente maestria. Per tre serate consecutive, da giovedì 23 a domenica 26 Giugno, andrà in scena presso la nuova sede estiva del teatro Duse ‘La Scema’, un interessante monologo sulla donna e le sue mille sfaccettature tutte da esplorare, di cui sarà appunto la protagonista.

Cos’è il teatro per Susi Rutigliano?

“Una passione iniziata diversi anni fa, che non è mai stato il mio lavoro principale. Il mio è stato un percorso in divenire, nel corso della mia vita ho svolto diverse professioni. Ricordo che ho partecipato ad un laboratorio teatrale con un’amica, così per diletto, e da lì è cominciato tutto. Un po’ alla volta mi sono resa conto che mi sentivo meglio, che il mio approccio a questa disciplina artistica mi aiutava anche a vedere la vita in maniera diversa. È come se avessi trovato la chiave di una porta che prima non pensavo di avere, ma che non avevo mai nemmeno cercato. La mia passione per il teatro la considero una seconda rinascita. Per me il teatro non è esibizionismo personale, ma uno strumento per trasmettere agli altri la propria interiorità.”

La sua ricerca si basa di più su uno studio introspettivo o sull’osservazione altrui?

“Direi entrambe le cose. Mi piace scoprire attraverso la lettura altri modi di essere nella vita. La bellezza di fare teatro sta anche nel fatto di poter vestire i panni altrui, restando sempre te stessa. Chiaramente bisogna conoscere gli altri e le loro caratteristiche, quindi la ricerca si articola su entrambi i fronti, scavando anche in se stessi per comprendere quella parte di sé che più ci avvicina all’interpretazione giusta.”

L’abbiamo vista interpretare magistralmente ruoli molto diversi tra loro nell’ultima performance ispirata all’opera di Spoon River. Qual è dunque il ruolo che sente più suo?

“Mi è capitato di partecipare a spettacoli comici interpretando anche ruoli che non sentivo essere propriamente nelle mie corde. Per quanto io possa amare un certo tipo di ironia e comicità, alcune volte non mi sono sentita a mio agio. Amo molto la comicità inglese per esempio, ma più di tutti mi piacerebbe interpretare un ruolo da cattiva, che porti fuori il mio lato oscuro, con delle caratteristiche noir preponderanti. Sono attratta da questo tipo di personaggio, ma tutto per me è una scoperta continua, amo sperimentare.”

Com’è nato il monologo della Scema?

“È stato un parto molto lungo… Ho preso spunto da un testo che avevo studiato molti anni fa. Qui prendo in esame il mondo della donna media, con le sue aspirazioni, riflessioni sulle scelte di vita e desideri nascosti, il tutto contestualizzato a Bari. Mi interessava affrontare l’argomento della condizione della donna evitando di impelagarmi in situazioni troppo drammatiche. Sarebbe stato troppo facile rappresentare il personaggio della donna in carriera e di successo, invece ho scelto il  ruolo della ex prostituta che ha fatto i soldi, che ha vissuto esperienze drammatiche e che ha visto la prostituzione come unico mezzo per riscattarsi dalle sue miserie, messa a confronto con una casalinga stufa della sua vita noiosa e sempre uguale. Probabilmente l’una incarnerà il desiderio dell’altra, o chissà, starà allo spettatore decidere se si tratta di una sola persona o di due immagini femminili speculari.”

Cosa direbbe alla donna di oggi?

“Sono fermamente convinta che la donna debba sempre lottare per esprimere al meglio se stessa, e deve farlo anche nel momento in cui la gestione della famiglia, dei figli, del lavoro e delle proprie relazioni  rende questo difficile o quasi impossibile. Non bisogna mai rinunciare ad esprimere le proprie qualità o il proprio lato artistico. Questo è anche ciò che quest’opera vuole dire.” La regia dello spettacolo è affidata a Maurizio Sarubbi che, fedele alla sua propensione per il minimalismo, ha voluto creare una sorta di parallelismo tra i due monologhi, inventando l’espediente del desiderio di ognuna di vestire i panni dell’altra:“ Ho dovuto modificare i testi originali scritti da Susi perché dovevo trovare una maniera efficace che riuscisse a legare due universi apparentemente così distinti tra loro, così ho avuto l’idea della casalinga che sogna di evadere dalla sua vita abitudinaria e di diventare una escort, mentre la prostituta sogna una vita più tranquilla e casalinga, quindi le due esperienze si incrociano creando una situazione a specchio, che può  contenere elementi in comune. Tutto ciò avviene anche grazie ad una presenza  particolare sulla scena: il manichino Dolores. Non mancheranno le sfumature comiche come i momenti di riflessione, alla fine tutto contribuirà a far comprendere quanto sia complesso e sfaccettato l’universo femminile.”

Rossella Cea

 

 

 

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