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‘Taranto’, una nave, un destino

La solitudine e il senso d’impotenza dinanzi alla forza della natura giustifica la superstizioni nei marinai. I quali sostengono che le navi sono, in modo diverso, tutte ‘segnate’. Ciò significa che velieri, petroliere o portaerei vanno incontro nel corso della loro esistenza ad un evento ripetitivo e peculiare, positivo o negativo che sia. Per esempio ci sono navi che subiscono ammutinamenti e incendi, altre che si distinguono per scansare collisioni o prestare soccorso ad altre navi affondate… La storia delle prime (le navi maledette) considera anche casi singolarissimi. Ne conosciamo uno : quello di una nave che doveva andare a fondo quattro anni dopo il suo varo e che invece vide la sua sorte rinviata di ben trent’anni. E quante ‘storie’ quando giunse il momento… Andiamo con ordine. Al termine della Grande Guerra l’Italia, uscita vincitrice dal conflitto, potette mettere le mani su alcune navi della Kaiserliche Marine  (la marina germanica) a titolo di ‘preda bellica’. Tra queste le toccò l’incrociatore leggero Straßburg,  costruito nel 1910 e che durante lo  scontro di Helgoland del 28 agosto 1914 era miracolosamente sfuggito all’affondamento. Nella confusione della battaglia l’unità tedesca si era ritrovata, sola e indifesa, a portata di tiro di una formazione di incrociatori da battaglia avversari. Il fatto però che avesse quattro fumaioli, proprio come le navi nemiche, fece andare i britannici in confusione. Tale esitazione le permise di svanire per tempo in un banco di nebbia. Ribattezzata ‘Taranto’ e rimodernata (venne eliminato uno dei quattro fumaioli), l’unità entrò in servizio alla Regia Marina nel 1925 svolgendo compiti diversi fino all’entrata in guerra. Nel corso del secondo conflitto mondiale il Taranto svolse undici missioni, sei delle quali per posa di mine. Alla fine del 1942 la nave venne posta in riserva e trasferita a La Spezia. Lì si trovava l’8 settembre dell’anno dopo. Essendovi pericolo che i Tedeschi lo requisissero, l’incrociatore venne sabotato dai suo stesso equipaggio. Ma gli ex alleati lo recuperarono dal fondo agganciandolo a cilindri di galleggiamento ; loro disegno non era rimetterlo in servizio, bensì  ostruire il passaggio della diga foranea. Il nuovo stato di cose durò meno di due mesi. Il 23 ottobre 1943 un bombardamento aereo mandò nuovamente a picco l’incrociatore. Irriducibili, i Tedeschi lo riportarono a galla non avendo rinunciato all’idea di ostacolare l’ingresso in porto. Il 23 settembre ’44, però, ancora bombardieri anglo americani fecero centro. Sembrava che questa volta lo sfortunato incrociatore dovesse restare per sempre sul fondo. E invece no. Nel dopoguerra il relitto venne di nuovo riesumato. Questa volta per essere destinato alla demolizione. La disastrata Italia del 1946 non poteva rinunciare a cinquemila tonnellate di ferro.

Italo Interesse

 

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