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Tema gay, il cinema ‘scomodo’

 

Non poca sensazione ha destato al Cineporto, sabato scorso, la proiezione di ‘Little Gay Boy’, un film di Antony Hickling ; la proiezione rientrava in Big Focus, un evento di BIG, progetto di Cooperativa Sociale ALICE onlus, realizzato con il sostegno di Apulia Film Commission. ‘Little Gay Boy’ prende spunto da un soggetto decisamente insolito : Maria (Amanda Dawson), una battona per gusti forti mentre è sul marciapiede riceve la visita di un Angelo che le annuncia la nascita di un bambino.  Non sarà un figlio qualunque… La scorbutica Maria – lei che è sterile – può ridersela quanto vuole di questa Annunciazione, i fatti dimostreranno che il suo grembo è stato davvero fecondato (vai a vedere da Chi). Dopo un lungo stacco temporale – il film è il risultato della cucitura di tre distinti cortometraggi pensati in sequenza come studi – Jean Christophe (Gaetan Vettier) è un adolescente alle prese con la scoperta della propria identità gay. Una scoperta pagata al prezzo di violenze, abusi e umiliazioni. Il sofferto cammino di Jean ha termine nel momento in cui finalmente conosce il padre (Manuel Blanc). Quale sarà il nuovo percorso di Jean, la sua missione in Terra non è dato sapere. Messa così, si potrebbe immaginare uno svolgimento ‘comune’ e invece Hickling intinge la pellicola in una mistura di elementi surreali e stravaganti e la cava che gronda blasfemia irridente, umorismo grottesco e brutalità visionaria.  Un film che si può definire scomodo o ‘scorretto’ (politicamente, socialmente, eticamente…), stante il declino dell’abusato ‘trasgressivo’. Tale ‘scorrettezza’ è stata fonte di numerosi riconoscimenti nei festival LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Consensi decisamente generosi. Piuttosto che una omosessualità sobria e dignitosa e in diritto di andare a testa alta in pubblico, Hickling ne propone la dimensione più sfrontata e gratuitamente greve che non può dirsi rappresentativa della diversità gay in generale. I richiami forzati al tema della Passione e l’immersione del tutto in una dimensione straniata torna a scapito della comprensibilità della pellicola che slitta nell’inafferrabile. Ne escono così danneggiati anche spunti obiettivamente originali, perciò degni di valorizzazione, che rimangono invece inesplorati. Hickling manca un treno importante. ‘Little Gay Boy’ sfiora la riflessione fondamentale e si perde in un’improduttiva fuga per la tangente. – Il focus, comunque prezioso, su Antony Hickling è stata una delle tante cose che preludono alla seconda edizione del  Festival sulle diversità di genere della città di Bari, in calendario dal 25 al 30 settembre.

Italo Interesse

 

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