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Tenta due volte il suicidio perché senza casa

A cosa rinuncereste per una casa? Amalia Soloperto, un passato in lotta con la tossicodipendenza del marito e i problemi economici di un fallimento aziendale,  rinuncerebbe alla vita. Dopo due tentativi di suicidio sventati dai famigliari e dal pronto intervento dei sanitari, oggi confessa: “L’ho fatto perché non avevo una casa dove vivere!”.  Abbandonati – “per il momento” dice lei – i barbiturici, la lotta di Amalia per ottenere dalle istituzioni una sistemazione dignitosa passa sul filo dei media. Continua anche dopo che il Comune, in seguito all’intervento della stampa (il caso di Amalia è finito su molti giornali ed è stato addirittura il tema di una puntata di un programma di Rai News), le ha fornito una sistemazione. “Questa casa non è vivibile!”, protesta la donna precisando: “la mia non è ingratitudine. Questa casa gronda umidità e muffa da ogni angolo e io non riesco a respirare”. Affetta da varie patologie polmonari e cardiache, nonché in grave stato di instabilità psicologica (la donna soffre di depressione), Amalia non riesce a sopportare una casa sotterranea (camera da letto, cucina e bagno) che la carità del comune le ha disposto in quel di Bari Vecchia. Come se non bastasse, la casa manca di elettricità (Amalia non riesce a pagare la bolletta), ma anche se ci fossero i soldi per adempiere ai pagamenti, la posizione del contatore dell’Enel, situato nella doccia del bagno (vedi foto), non le permette di usufruire in sicurezza delle comodità della rete elettrica. “Devo scegliere: la luce elettrica o morire fulminata mentre faccio il bagno…”.  Anche dopo la consegna alla dell’umile abitazione, le istituzioni non rimasero insensibili alle lamentele della donna: una nuova casa, asciutta e senza muffa, sarebbe stata pronta al più presto. Per bocca del Direttore Generale al Comune di Bari, Vito Leccese, il Comune si impegnò a fornirle un alloggio che fosse più vivibile.  Ma a distanza di un anno, quelle promesse sembrano campate in aria. Costretta a vivere presso il figlio, disoccupato con due figli a carico e uno in arrivo,  Amalia è disperata; spera che, iscritta per tempo nelle liste di collocamento, le istituzioni riescano finalmente a risolvere il problema di una vita: una casa dignitosa dove vivere in salute.   Per mesi in cura dallo psichiatra, due figli e due nipotini a carico, un marito disoccupato, ex tossicodipendente con precedenti penali, la tenacia di questa donna non sembra abbastanza per  sostenere una così grave situazione: la mancanza di lavoro, si per lei che per il resto della famiglia, è forse la ragione più autentica del dramma in cui si articola la storia di questa donna disperata.  “Il lunedì faccio le pulizie presso un privato, guadagno circa 25 euro la settimana, e per il cibo sono costretta ad affidarmi alla carità di un gruppo di volontari”. La storia di Amalia è quella di una donna come tante altre affetta dal morbo della miseria, nella Bari invisibile agli sguardi della borghesia. “Ho fatto da operaia in varie aziende conciarie; poi la crisi di questo settore mi ha costretto a cambiare strada…”. Così iniziò la sua avventura nel mondo del telemarket, progenitore degli odierni call center.  “È andata bene fino al 2009, avevo un’azienda di promozione commerciale tutta mia; poi il baratro”. Tre anni di sacrifici e privazioni. “È  difficile guardare negli occhi i propri figli e non cogliervi la speranza di un futuro migliore”.  All’improvviso, “qualcuno lassù deve aver avuto pietà di me!”. La RAI vuole fare della sua storia una puntata di un programma televisivo, dicono andrà in onda “sul digitale”; garantiti ascolti da record. L’ombretto su quegli occhi graffiati dalle lacrime, le raccomandazioni dei giornalisti, tante promesse… una casa finalmente!  Ma la vita è beffarda, crudele alle volte. L’alloggio che la RAI riesce a farle ottenere grazie all’interessamento delle istituzioni è in condizioni non adatte a ospitare una donna che soffre di così gravi patologie mediche. “E poi ci sono i miei figli e i nipoti, dove li metto in un posto simile?”.  “Spero che il sinadaco Emiliano comprenda il mio dramma e mi faccia avere un’altra casa dove vivere in salute”. Un appello rivolto al Primo Cittadino, “l’unico – dice Amalia – che possa salvarmi dal baratro…”

 

Mirko Misceo 

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