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Teresa incoraggiava i lavoratori

Non esiste ricorrenza che non possa essere rappresentata da una uno o più opere d’arte. Fra quadri, sculture, poesie, romanzi e composizioni musicali c’è solo l’imbarazzo della scelta se si vuole illustrare l’Epifania, il Carnevale, La Pasqua, la Liberazione, la Festa della Repubblica, il Natale… Solo per la Festa dei Lavoratori tale imbarazzo decade. E’ opinione comune che nulla sintetizza il senso del 1° Maggio meglio de ‘Il Quarto Stato’, il più celebre dipinto di Giuseppe Pellizza. Il quadro, un olio su tela di 293 x 545 cm., è esposto al Museo del Novecento di Milano. ‘Il Quarto Stato’ è l’atto conclusivo di un percorso pittorico durato dieci anni. L’artista piemontese aveva cominciato a muoversi in questa direzione nel 1891 abbozzando ‘Ambasciatori della fame’, un soggetto ispirato ad una rivolta operaia di cui Pellizza fu testimone e che si svolse in piazza Malaspina a Volpedo (AL), dove il pittore era nato nel 1868. L’abbozzo venne completato nell’aprile del 1895 in forma di disegno a gesso e carboncino. Il passo successivo fu ‘Fiumana’, ancora uno studio, questa volta ad olio, completato a luglio 1895. Anche qui tre figure in primo piano guidano una ‘fiumana’ di manifestanti. Ma Pellizza non era ancora soddisfatto. Nel 1898, allora, tornò sul tema, spronato dall’eco del massacro avvenuto quell’anno a Milano dove l’esercito guidato dal Generale Beccaris aveva aperto il fuoco ad altezza d’uomo – persino con i cannoni – contro la popolazione scesa in  piazza invocando migliori condizioni di lavoro e una diminuzione del costo del pane (i morti furono 81). Terminato nel 1901, ‘Il Quarto Stato’ venne mostrato al pubblico per la prima volta in occasione della Quadriennale di Torino del 1902. Opera ‘scomoda’, il lavoro di Volpedo fu stroncato dalla critica, né ebbe riconoscimenti. Nessuno si fece avanti per acquistarlo e la maggior parte dei galleristi si rifiutò di esporlo per ragioni di sicurezza (ma ‘Il Quarto Stato’ venne elevato dal Partito Socialista a emblema della lotta di classe comparendo in una edizione del ‘L’Avanti ! della domenica’). Tanta pubblicità negativa, tuttavia, giovò a Pellizza, le cui altre opere cominciarono a conoscere una diffusione impensata. Sembrava l’inizio della rinascita, invece nel 1907 l’improvvisa dipartita di Teresa, l’amata moglie, morta dopo aver messo al mondo il terzo figlio, gettò l’artista in una irreversibile crisi depressiva. Il 14 giugno dello stesso anno, non ancora quarantenne, Giuseppe Pellizza metteva fine alla sua vita. – Nell’immagine, il particolare centrale dell’opera : Nella donna che regge il bambino e che con gesto lieve invita i lavoratori ad avanzare compatti in difesa dei diritti del proletariato, Pellizza volle ritrarre la sua Teresa.

Italo Interesse

 

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