Cultura e Spettacoli

The Tree of Knowledge di Eugène Green: l’indagine sul sapere, la morale e il cinema barocco

Il film di Eugène Green presentato nell'ambito della rassegna Meridiana al Bif&st di quest'anno

Nel panorama del cinema contemporaneo, The Tree of Knowledge si configura come un’opera di singolare densità allegorica, sospesa tra fiaba morale, meditazione spirituale e riflessione filosofica. Il film racconta la storia di Gaspard, un adolescente nella periferia di Lisbona che entra in contatto con una figura inquietante, l’Orco, un uomo che ha stretto un patto con il Diavolo. Intrappolato in un meccanismo crudele, usato dall’Orco per attirare turisti, che quest’ultimo trasforma in animali prima di ucciderli, il protagonista fuggirà intraprendendo un viaggio tra folklore, esoterismo e  confronto etico.

Eugène Green consolida in questo film la propria ricerca di un linguaggio cinematografico rigoroso, che non si limiti a rappresentare il reale, ma ne sondi le tensioni etiche e metaforiche, restituendo la complessità insondabile dell’esperienza umana. La poetica di Green, che affonda le radici nella tradizione teatrale francese e nel barocco europeo, impone allo spettatore un ruolo attivo: guardare non è semplicemente ricevere, ma un atto di partecipazione critica e riflessiva, simile a un esercizio morale. Il racconto, strutturato come un percorso ascendente di formazione, si sviluppa presto in una favola grottesca: la metamorfosi dei turisti animali destinati alla macellazione introduce una dimensione allegorica che è al contempo satirica e tragica.

È questo il punto: Green non utilizza il fantastico come evasione, ma come strumento critico, capace di rivelare le contraddizioni della modernità e della mercificazione culturale. Come osserva l’ International Cinephile Society, «Il lavoro di Green è spiritualità rigorosa; utilizzando mito e storia sonda l’animo umano», sottolineando la presenza di un costante confronto tra conoscenza e colpa, libertà e responsabilità morale. La  critica internazionale si è espressa favorevolmente riguardo all’originalità dell’opera. La prestigiosa rivista statunitense Eye for Film descrive il film come « intelligente, autocosciente e decisamente peculiare», evidenziandone la rigorosa composizione scenica, le inquadrature frontali e la recitazione volutamente stilizzata come strumenti di distanziamento cognitivo.

Altri osservatori anglofoni ne hanno sottolineato l’effetto « oscuro, onirico e totalmente anticonvenzionale», in grado di trasformare l’esperienza dello spettatore in un esercizio di riflessione etica. In una percezione più critica dei limiti di quest’opera, il film sembra far ricorso spesso ad idee abbastanza sfruttate, lasciandosi andare ad una una critica della modernità troppo spesso superficiale e dicotomica .Tale polarizzazione talvolta sembra tradursi in rigidità ideologica, confermando la natura divisiva dell’opera.

Sul piano concettuale, il film si muove lungo un crinale ambiguo tra mito, morale e simbolismo. L’albero della conoscenza, già evocato nel titolo, incarna questa ambivalenza: esso rappresenta insieme libertà e colpa, possibilità di coscienza e peso della responsabilità. Gaspard non si limita ad acquisire consapevolezza, ma si confronta con la complessità morale del mondo, dove le distinzioni tra umano e animale, bene e male, si dissolvono in una zona etica instabile. Il percorso iniziatico si configura così come paradigma pascaliano «L’uomo è solo una canna, la più debole della natura, ma una canna pensante», e il peso della conoscenza implica inevitabilmente un confronto con la responsabilità etica e la fragilità dell’individuo.

La radicalità dell’opera emerge anche nella sua forma: il rigore stilistico e la distanza teatrale non sono mero esercizio estetico, ma strumenti per stimolare una partecipazione riflessiva dello spettatore. In definitiva il film è audace e giocoso, ma intellettualmente impegnativo, invitando alla riflessione piuttosto che al consumo passivo. Green rifiuta mediazioni narrative: il cinema si presenta frontale, teorico e deliberatamente anacronistico, incarnando un’estetica barocca in cui simmetria, teatralità e ritualità creano uno spazio di meditazione morale. The Tree of Knowledge si configura quindi come un’opera di grande rigore morale e stilistico: una favola crudele che rifiuta la trasparenza narrativa per farsi spazio di pensiero. (red.)


Pubblicato il 28 Marzo 2026

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