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Tommaso, più vero di così…

Dalla fine di luglio è in corso a Expostmoderno, rinata arena adiacente al Palamartino, una rassegna cinematografica che rientra nel ‘Progetto Urbis: Cortile Culturale Urbano’ (gestione a cura della Associazione Armata Brancaleone). Mercoledì scorso era in cartellone ‘Tommaso Blu’, un film del 1987diretto da Florian Furtwängler, tratto dal libro ‘Tuta blu. Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud’ di Tommaso di Ciaula, edito da Feltrinelli nel 1978, un successo editoriale tradotto in Germania, Messico, Urss, Francia e Spagna). Un bel film, deplorevolmente dimenticato per trentaquattro anni (non a caso non è stato possibile reperirne in Rete un solo fotogramma, tant’è che si è dovuto illustrare queste righe con la copertina del romanzo da cui l’opera di Furtwängler è tratta). E spiace sospettare che senza la recentissima scomparsa di Tommaso Di Ciaula – l’operaio pugliese autore di questa rabbiosa confessione – il lavoro di Furtwängler sarebbe rimasto a coprirsi di polvere. Da molti anni cinefili, appassionati del cinema girato in Puglia e fans di Giorgio Haber (che con la sua interpretazione vinse il premio per la migliore interpretazione maschile al Taormina Film Fest) cercavano questa pellicola. Il lungo applauso che tre sere fa si è levato al termine della proiezione è parso espressione di questa gratitudine. Classica produzione indipendente, ‘Tommaso Blu’ ha tutta la freschezza dell’opera prima (segna infatti l’esordio cinematografico di Furtwängler, la cui carriera si chiuse appena cinque anni dopo per morte prematura). Sicché, talune ingenuità e altri limiti come il ricorso ad attori non professionisti o l’incerta fotografia, anziché togliere qualcosa, sembrano aggiungere autenticità ad una pellicola vera e che rende onore a ‘Tuta blu’ come meglio è difficile immaginare. Ambientazioni perfette (la devastata periferia industriale di Bari), momenti suggestivi come l’arrivo di Tommaso e compagni in spiaggia a bordo di un carro agricolo tirato da un cavallo e altre trovate utili a ritrarre la disperata insofferenza di un uomo prigioniero di una macchina e dei ritmi di fabbrica (le corse a piedi di Tommaso per campi e tratturi) consegnano alla storia del cinema un prodotto appassionato e intelligente, che non si torce dinanzi allo specchio e che avrebbe fatto felice Pier Paolo Pasolini. – Il prossimo appuntamento di rassegna è fissato per questa sera. In cartellone, ‘E morì con un falafel in mano’, un film del 2001 diretto da Richard Lowenstein e ispirato all’omonimo romanzo di John Birmingham. Il romanzo si compone da quadri ‘condominiali’ ambientati a Brisbane e altre città australiane che vedono il protagonista costretto a cambiare più volte abitazione e a muoversi tra riti pagani, minacce della polizia, frodi e inquilini estemporanei.

 

Italo Interesse

 

 

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