Cultura e Spettacoli

Torri colombaie, nel Salento le superstiti

Diffuse in tutto il mondo, le colombaie non sono estranee al territorio pugliese, sul quale ne è stato censito un centinaio

Tipica del paesaggio rurale sin dal medioevo, la torre colombaia era pensata per allevare columbidi. Tale attività aveva soprattutto scopi alimentari, data la capacità che questi volatili hanno di riprodursi anche sei volte l’anno e la considerazione in cui una volta era tenuta la loro carne. Ma queste bestiole erano allevate anche per addestrare i falchi da presa, come confermato da Federico II nel suo ‘De ars venandi cum avibus’. I colombi servivano pure a produrre guano, eccellente per concimare i terreni e, stante una sostanza a base di azoto contenuta, per conciare le pelli. E ancora più utili si rivelavano questi animali, già dai tempi degli Egizi e dei Persiani, per la capacità che possiedono –effetto di un innato potentissimo senso di orientamento – di spiccare il volo con un breve messaggio attaccato alle zampine, di consegnarlo a distanza anche di centinaia di chilometri e di ritornare infallibilmente alla base. Di forma indifferentemente circolare o quadrata, le colombaie potevano accogliere anche un migliaio di coppie di volatili, ospitate in cellette che si affacciavano all’esterno della struttura (nell’immagine, la torre colombaia di Alvito, in provincia di Frosinone). Per lo più elevate a ridosso delle masserie, esse fungevano anche da osservatori e da status symbol per i feudatari più ricchi, i quali talvolta le costruivano più alte del necessario, decorate con merlature come fossero fortificazioni. Diffuse in tutto il mondo, le colombaie non sono estranee al territorio pugliese, sul quale ne è stato censito un centinaio, in maggioranza nel Salento. Tornando ai piccioni viaggiatori, è incredibile l’utilizzo che essi hanno avuto in guerra, già in tempi in cui esistevano sia il telegrafo che il telefono. Durante la Grande Guerra il Regio Esercito italiano fece largo uso di questi pennuti, tanto da creare colombaie autotrasportate della capacità di un centinaio di piccioni. La scelta di adoperare i piccioni viaggiatori durante la prima guerra mondiale si rivelò talmente vantaggiosa che questi simpatici pennuti vennero reimpiegati anche durante la seconda guerra mondiale. Fu una colomba chiamata “Paddy” che il 6 giugno 1944, riuscendo a beffarsi dei falchi tedeschi (usati come contromisura) e attraversando oltre 230 miglia, portò per prima notizie agli Alleati riguardo allo sbarco in Normandia. L’impresa del volatile, compiuta in meno di cinque ore, fu talmente eclatante che alla sua morte nel 1954, l’eroico piccione fu ricordato e premiato in una cerimonia speciale. Nel 2005 Paddy divenne il protagonista di ‘Valiant – Piccioni da combattimento’, un film d’animazione del 2005 diretto da Gary Chapman, su soggetto di George Webster. Il più recente caso di utilizzo del piccione viaggiatore risale alla fine degli anni sessanta : All’Ospedale fiorentino della Santissima Annunziata, per evitare ritardi dovuti al traffico nella consegna di provette al Laboratorio Centralizzato di Analisi, le stesse venivano “affidate” a piccioni viaggiatori e con risultati strabilianti.

 

Italo Interesse


Pubblicato il 14 Giugno 2024

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