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Torri di campagna, torri di difesa

Percorrendo le campagne della nostra regione non è difficile di tanto in tanto incappare in antiche torri che, isolate, svettano tra gli ulivi. Quale la funzione di strutture lontane da fortilizi o chiese? Elevate in periodi diversi che vanno dall’era normanna al sedicesimo secolo, le torri di campagna avevano funzione difensiva. Nella vulnerabile Puglia dell’era post romana, e tale rimasta sino al Settecento, i pericoli non venivano solo dal mare. A causa della sua natura pianeggiante, la Puglia poteva essere facilmente aggredita da eserciti in rapida marcia, ovvero il contrario che altre regioni del Mezzogiorno dove la presenza di montagne costringeva gli aggressori a percorsi obbligati e che poche fortificazioni poste in cima a vette potevano agevolmente controllare. Le torri di campagna funzionavano con lo stesso criterio delle torri di avvistamento costiere . ‘Avvisi’ col fumo o col fuoco, passando di torre in torre, consentivano a un segnale di pericolo di percorrere cento miglia nel giro di pochi minuti ; tempi impensabili per messaggeri a cavallo, anche tenendo conto della cattivissima qualità delle strade di un tempo. Le torri di campagna, poi, potevano assolvere anche una funzione ‘privata’, quando elevate a ridosso di grandi masserie ; servivano a segnalare la presenza di bande di briganti. Poi, una volta passati i giorni delle facili scorrerie e una volta migliorate le comunicazioni, le torri di campagne esaurirono la loro funzione. Abbandonate a sé stesse, alle stregua di quelle costiere, andarono incontro a un rapido degrado. Molte vennero giù da sole, altre (forse perché pericolanti) furono abbattute. E’ credibile che le torri di campagna ancora in piedi siano un ventesimo di quelle presenti in origine ; lo si può dedurre dalla facilità con cui la parola ‘Torre’ ricorre in molti toponimi che corrispondono a contrade dove non esiste traccia di torre ; è il caso – nel barese – dei vari Torre Tresca, Torre dei Cani, Torre del Diavolo, Torre di Specchio… Allontanandosi da Bari, nell’agro di Ruvo spicca Torre Quercia, che fa parte dei masti normanni meglio conservati dell’Italia meridionale. Ma è nel bitontino che per ragioni di incerta decifrazione si realizza la maggiore concentrazione di torri di campagna. Torre Santa Croce fu addossata alla chiesa omonima nel XV secolo. Torre Spoto, situata nelle vicinanze della strada che porta a Ruvo, è realizzata su tre livelli, i primi due coperti da volte a botte ;questa torre è stata il quartier generale del comandante Montemar durante la battaglia di Bitonto. Al XV secolo risale pure Torre D’Agera, dal nome della famiglia che ne era proprietaria ; si leva lungo la strada per Giovinazzo ; fortemente degradata, si estende su due livelli e conserva una bifora. Torre Pingiello fu innalzata probabilmente agli inizi del Settecento ; nei suoi pressi sono stati rinvenuti frammenti ceramici del V secolo a.C. Al 1621, come scolpito sull’architrave dell’ingresso, risale Torre Carriere, appartenente a una famiglia originaria del Veneto. Situata a ridosso della lama che lambisce la città è Torre Pozzo Cupo (XVI sec.). Torre Morea si trova sulla strada che portava a Gravina ; fu realizzata nel XVI secolo ed è adornata all’ingresso da una nicchia un tempo affrescata. Allo stesso periodo risale la costruzione di Torre Ranocchio che si innalza sulla strada di Palo.

Italo Interesse

 

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