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Tra Laforgia e Leccese c’è accordo solo sul numero dei seggi e la data, per il resto si litiga ancora

La disputa stucchevole sulle "primarie" continua senza un esito certo, ma alla fine potrebbe arrivare uno "stop" da Roma per evitare la spaccatura della coalizione

Per la selezione a Bari del candidato sindaco di centrosinistra, tra Michele Laforgia e Vito Leccese, raggiunta l’intesa solo sulla data ed il numero di seggi, perché per il resto si continua a litigare su tutto. Infatti, tra la “Convenzione per Bari 2024”, ossia il cartello elettorale che sostiene Laforgia e Pd, il che invece sostiene Leccese, non c’è ancora accordo sull’organizzazione del voto popolare e, quindi, sulle modalità con cui gli elettori baresi di centrosinistra potranno partecipare alla consultazione che i dem continuano a definire “primarie”, ma che le forze della Convenzione si ostinano a definire eufemisticamente “unitarie”. Il Pd chiedeva di allestire sei seggi su tutto il territorio cittadino, ossia uno in ogni Municipio di decentramento comunale, con la particolarità che per quello più grande (il Municipio 1) ci fossero due seggi, e di spostare la consultazione dal 24 marzo, domenica delle Palme, data proposta da Laforgia al 7 aprile. Ieri, i rappresentanti della Convenzione nella conferenza stampa tenutasi nella sede barese de “La Giusta causa” hanno dichiarato di essere andati incontro a queste richieste dei Dem e, quindi, di accettare sia i 6 seggi che la data del 7 aprile, ora “basta però con i stop and go – ha affermato in apertura Giusi Giannelli de “La Giusta causa” – ci sembrava di essere d’accordo già nei giorni scorsi e che bisognava solo trovare una mediazione sul numero delle sedi”. Invece, proseguendo, la rappresentante de “La Giusta causa”, con tono di sorpresa, si poi domandata: “Abbiamo capito male che eravamo d’accordo?” Ed ancora: “Qualcuno ha cambiato idea?” Per avvertire gli alleati del Pd: “Non si scambi la nostra pazienza con altro”, perché “questo è il tempo che la politica riprenda il proprio ruolo”. Una replica alla posizione della Convenzione che sostiene Laforgia e che propone, appunto, la preregistrazione dei votanti e il voto elettronico al seggio, modalità contestate entrambe dal Pd, è giunta da alcune associazioni e partiti che sostengono la candidatura Leccese, si tratta di Corsivo 2.0, Progetto Bari, Verdi, Socialdemocratici, Popolari per Bari, Decaro Sindaco, Avanti Decaro, che sulla preregistrazione dei votanti ed il voto elettronico al seggio avanzano dubbi. Infatti, si chiedono le forze satelliti del Pd che sostengono Leccese, “Per quanto riguarda la piattaforma digitale chi gestisce la piattaforma, chi ne conserva i dati, quali dati identificativi sono richiesti, perché ci devono essere dei termini temporali per accedere ai gazebo, chi non capisce di digitale come accede, chi controlla?”. Oltre alla “questione di privacy” che tutto ciò comporterebbe. Corsivo 2.0, Progetto Bari, Verdi, Socialdemocratici, Popolari per Bari, Decaro Sindaco, Avanti Decaro ritengono invece che per votare la scelta del nome da candidare a sindaco “sia sufficiente la carta di identità, il certificato elettorale e un comitato di garanzia per ciascun gazebo”, perché – sostengono – “ci sono solo due candidati a sindaco per la coalizione, persone stimate, per bene, che non attirano certamente voti acquistati e/o pilotati”. Si dichiarano d’accordo, invece, sul numero dei sei seggi da allestire e sulla data. Una nota di commento è giunta anche dal segretario del Pd pugliese, Domenico De Santis, che in replica alla conferenza stampa di ieri della Convenzione, ne ha indetta una del Pd oggi, precisando che i dem non sono “pregiudizialmente contrari alle preregistrazioni (salvo verifiche tecniche non marginali)”, ma ritengono che “vada comunque garantita a tutti la possibilità di registrarsi anche il giorno del voto. Come è stato fatto con le primarie di Prodi, di Vendola, di Decaro, di Emiliano e di Schlein”. “Inizialmente – ha ricordato De Santis in vena forse polemica – avevamo chiesto di aprire i seggi in tutti i 15 quartieri della città, per evitare spostamenti con le auto, ma siamo venuti incontro con una proposta minima di 6 seggi”. Per poi spiegare che i del vogliono evitare che “queste consultazioni, sottoposte a condizioni e limitazioni incomprensibili, si trasformino in elitarie”. “Noi vogliamo coinvolgere il popolo del centrosinistra – ha sottolineato il segretario dei dem pugliesi – senza costruire ostacoli che impediscano l’effettiva partecipazione di tutti a una scelta così importante”. Perché, per De Santis, “svolgere le primarie solo con i registrati del giorno prima escluderebbe migliaia di baresi, soprattutto le fasce più povere e deboli della popolazione”, in quanto “qui non stiamo chiedendo ai baresi di indossare la maglietta di un partito politico, ma di indicarci il miglior interprete di un programma amministrativo che abbiamo già scritto tutti insieme”. Perciò – ha concluso il segretario – non si può chiudere la platea e occorre invece dare spinta ad una libera partecipazione”, facendo il paragone con le primarie del Pd dello scorso anno, che “se non fossero state aperte fino all’ultimo, oggi Elly Schlein non sarebbe la nostra segretaria nazionale”. L’ok a 6 seggi ed alla data è giunto anche dai pentastellati che, alla conferenza stampa presso l’associazione “La Giusta causa”, con il loro coordinatore provinciale, Raimondo Innamorato hanno dichiarato: “Il M5s sta sperimentando a Bari questo nuovo perimetro del centrosinistra e lo fa con convinzione. Non siamo al governo forse perché non sono stati fatti gli sforzi necessari per metterci assieme. Bari viene considerata una città necessaria a confermare questo esperimento”. Per poi ricordare anche di aver detto più volte che non avrebbero fatto le primarie, perchè avrebbero preferito individuare con diplomazia il candidato sindaco. Invece, rilevato Innamorato, “Non ce l’abbiamo fatta e abbiamo pensato che fosse necessario aprire alla base”. Poi, sul numero dei seggi da allestire per le primarie baresi il responsabile provinciale del M5S ha chiarito: “Noi chiedevamo un solo seggio” ma “ci siamo confrontati con il presidente Conte che ci ha detto ok, facciamo sei seggi” come chiede il Pd. Però, ha svelato Innamorato, “riteniamo la pre registrazione dei votanti fondamentale”, perché “le piattaforme online garantiscono la privacy, abbiamo la garanzia dei tecnici” e ricordando che “in Sicilia sono state fatte primarie per il presidente della Regione e sono costate 30mila euro, quindi allontaniamo l’impossibilità legata ai costi”. “Sulla pre registrazione – ha concluso l’esponente del M5S – eravamo d’accordo con Domenico De Santis, segretario del Pd pugliese”. In definitiva, la sensazione è che tra Pd e liste satelliti, che sostengono la candidatura Leccese, ed il cartello di forze che sostengono la candidatura Laforgia si stia giocando una sorta di pin-pong, dove si aspetta solo che il tempo passi invano o che qualcuno faccia andare la “pallina” fuori dal tavolo, con l’evidente speranza che prima (la scadenza per la presentazione delle liste è fissata al 10 maggio!) da Roma “qualcuno” fischi lo stop ad una disputa stucchevole, per non pregiudicare l’esito della vera e ben più importante consultazione, che – come è noto – è quella dell’8 e 9 giugno prossimi.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 8 Marzo 2024

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