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Tra sovranità e globalismo, nuovi scenari europei

“Fra sovranità e globalismo – nuovi scenari europei”, questo il titolo del convegno organizzato a Bari dal Centro Studi Polaris e dall’associazione culturale Progetto Enclave che ha visto come protagonista assoluto il filosofo e scrittore francese Alain De Benoist. Un evento storico per la città che ha avuto la possibilità di ospitare uno degli studiosi più lucidi e indipendenti a livello internazionale. Durante l’evento abbiamo chiesto al prof. De Benoist di soffermarsi su temi di grande attualità quali l’ascesa del populismo, la differenza tra Europa e Unione Europea, la sovranità monetaria e l’Euro, senza tralasciare l’analisi storico-politica del carattere identitario che sta emergendo nell’assetto geopolitico mondiale contemporaneo.

Professor De Benoist che cos’è l’Europa e perché – nella guerra delle parole che lei rilancia spesso – non va confusa con l’Unione Europea che è, dal punto di vista strutturale e organico, la sua negazione? “L’Europa non è l’Unione Europea: la prima rappresenta popoli, cultura, civilizzazione e storia mentre l’Unione Europea si basa principalmente su accordi economico-finanziari tra gli Stati membri. Accordi che, a causa delle economie differenti tra loro, hanno spaccato a metà il territorio europeo e diviso le Nazioni in due blocchi contrapposti  quelle ricche del nord contro quelle meno ricche del sud. Pertanto le basi si cui si fonda la UE non sono solide e soprattutto non ci si è mai data una finalità comune: l’Unione Europea vuole essere una potenza internazionale o un grande mercato finanziario? Ma quel che più fa riflettere è la consapevolezza che così come la conosciamo oggi, l’Unione Europea non è riformabile e, per modificarla, bisognerebbe ricostruirla su basi differenti. Oggi viviamo in un’epoca caratterizzata dall’incertezza: la crisi che stiamo attraversando è più grave di quella del 2008 e comprende immigrazione, precarietà del lavoro, mondializzazione”.

Nel suo ultimo libro “Populismo. La fine della destra e della sinistra” ci parla dell’ascesa di questo fenomeno – che in passato aveva caratteristiche anti- Stato e libertarie – tanto da divenire oggi il sentimento prevalente nei popoli europei. Come si è evoluto negli ultimi tempi il fenomeno populista e perché assieme al sovranismo fanno così paura all’Establishment? “In questa nuova fase storica il populismo comincia a disegnare qualcosa di diverso e l’Italia con il suo ultimo governo ha svolto un ruolo d’avanguardia in questa direzione. Per questo è vista con interesse e curiosità dai partner internazionali. Questo fenomeno, in realtà, rappresenta la novità politica del secolo e mette in evidenza la crisi dei partiti storici di destra e di sinistra, i quali hanno pari responsabilità in questa situazione: se la destra si è fatta sottomettere dai mercati finanziari, la sinistra ha tradito la sua vocazione originaria di voce del popolo trasformandosi in un’élite radical-chic. E’importante però interrogarsi anche sulle cause reali del populismo:  da un latol’immigrazione sempre più importante, che ha scatenato vere e proprie patologie sociali, dall’altra la perdita di fiducia nella classe politica che, con la creazione della “Casta”, si è allontanata dai reali bisogni dei cittadini, scatenando nei popoli prima l’astensionismo, poi il voto di protesta e quindi il populismo. Ultima, ma non meno importante, una crisi economica senza precedenti nella zona Euro che ha contribuito alla trasformazione del lavoro con l’esponenziale aumento del precariato e alla quasi totale estinzione della classe media. L’Establishment si preoccupa dell’ascesa del populismo perché essa è avvenuta a discapito dei vecchi partiti. Se fino ad ora i vecchi patiti governavano in alternanza, ora la geometria politica è stata modificata: prima c’era un asse orizzontale (destra-sinistra), mentre oggi c’è un asse verticale (popolo-élites)  che rischia di mutare irreversibilmente l’assetto politico all’interno delle istituzioni europee”.

Quando si parla di populismo spesso lo si associa al riemergere di ondate di razzismo e antisemitismo. Tra gli aspetti culturali del populismo c’è il razzismo?“Assolutamente no. Non siamo più nell’epoca fascista e comunista. Karl Marx diceva che la storia si ripete due volte; la prima è la storia reale e la seconda è una parodia/farsa.  Piuttosto direi che il razzismo e l’antisemitismo sono fenomeni riemersi con l’immigrazione troppo rapida e numerosa. Una società multirazziale diventa una società multi-razzista. Infatti negli ultimi tempi il fenomeno legato all’antisemitismo in Europa è aumentato di pari passo con la diffusione dei movimenti islamisti. Quindi i responsabili di questa nuova ondata di razzismo e antisemitismo sono coloro i quali hanno incoraggiato un’immigrazione selvaggia e incontrollata”.

Dal popolo sovrano siamo passati al trionfo del debito sovrano: il debito dello Stato, il debito pubblico, un debito infinito da ripagare. A questo va aggiunta la dicotomia tra economia reale e mercati finanziari, in un sistema di “mercato unico”. Senza dimenticare l’architettura burocratica dell’UE  con i suoi trattati e la Banca Centrale Europea che per statuto non può fare credito agli Stati, ciò che invece fa con le banche private, a cui gli Stati devono rivolgersi poi per pagare gli interessi sia sul proprio debito che il debito stesso. Il risultato è la devitalizzazione della sovranità politica ed economica degli Stati: se questo è il globalismo come si esce da questa spirale?“Per ogni popolo la sovranità è essenziale. Con l’UE gli Stati hanno diminuito la loro sovranità economica ma al contempo non è aumentata la sovranità europea quale potenza mondiale. Inoltre si è allargata troppo rapidamente territorialmente, con il rischio di diventare ingovernabile. Non dimentichiamo che l’identità va di pari passo con la sovranità, quindi è importante mantenere la propria identità anche se si sceglie di cedere sovranità. La crisi dell’Unione Europea che ha discreditato l’Europa è dovuta quindi a vari fattori: l’assemblea che obbedisce principalmente al mercato finanziario; la moneta unica realizzata in condizioni sbagliate e svantaggiose, la globalizzazione quale estensione globale della legge di mercato, sono tutti elementi legati al capitalismo postmoderno. L’essenza della UE è quindi principalmente economica, commerciale, finanziaria. Gli attori principali non sono più gli Stati ma le multinazionali che delocalizzano e mettono in concorrenza la manodopera europea con quella dei paesi a basso costo, mentre l’immigrazione agisce sul ribasso dei salari e l’indebitamento pubblico limita sempre più il margine di azione dei governi. Di fronte a questa situazione ci sono due possibilità: il ritorno alle nazioni o la creazione di un’altra Europa”.

 Salvini, Le Pen, Orban, Kurz, Putin, Trump, Abe. Mai dal dopoguerra nel mondo ci sono stati nello stesso momento leader che, pur nelle diversità irriducibili, condividono lo stesso sentire riguardo alla questione nazionale. Mentre gli avversari politici parlano di “democratura” o di “democrazia illiberale”, dove questi governano stabilmente, i dati economici sono vitali. Anche alle prossime elezioni Europee lo scontro sarà polarizzato tra sovranisti e sostenitori dello status quo della UE. Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro? “Come già detto circolano delle idee sbagliate sul populismo. Il populismo non è una ideologia e in Europa si presenta con molte differenze tra un paese e l’altro. Il populismo non è altro che uno stile, una chiamata diretta del popolo che chiede più democrazia e che non accetta l’idea di ridurre la sovranità popolare alla sola consultazione elettorale. I popoli europei sentono l’esigenza di partecipare attivamente alle scelte politiche che li riguardano e rifiutano qualsiasi imposizioni dall’alto. Questo radicale cambiamento nell’assetto politico rischia, alle prossime elezioni europee, di trasformare l’equilibrio all’interno dell’UE: è possibile che la maggior parte dei deputati europei eletti nel 2019 saranno contro questa Unione Europea e non è esclusa quindi, non la fine del mondo, ma la fine di un mondo. Così come il capitalismo potrebbe sgretolarsi in poco tempo. Tutto ciò sta a significare che le cose cambiano velocemente. Non mi sbilancio sul futuro ma  ritengo che la storia, mai come oggi, sia aperta e in continua evoluzione”.

Maria Giovanna Depalma

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