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Tra varianti e burocrati, tempi lunghi per il giardinetto di via Tridente

Sembra proprio una maledizione, ma per il giardinetto che a Carrassi i residenti aspettano da oltre una dozzina di anni, i tempi potrebbero slittare ancora, nonostante i toni trionfalistici di amministratori e tecnici civici. Ma andiamo con ordine per capire cosa sta accadendo negli uffici comunali per costruire un piccolo polmone verde su un suolo privato in via Tridente, ai margini del rione Carrassi. E partiamo da quando, su proposta dell’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso, la giunta comunale approvò il progetto definitivo, ai fini della dichiarazione di pubblica utilità. Un atto propedeutico all’esproprio, per la realizzazione del giardino pubblico nell’area posta, appunto, tra viale Einaudi e via Tridente. Nei comunicati diffusi da Palazzo di Città all’inizio di agosto 2015 si leggeva pure che “….i lavori di sistemazione a verde attrezzato, dell’importo complessivo di 870mila euro, riguardano la costruzione della recinzione dell’area, lo spietramento, dissodamento meccanico e lavorazione del terreno, la realizzazione dell’impianto di irrigazione, la messa a dimora di alberi, arbusti e piante fiorite e di un tappeto erboso con macroterma, l’allestimento di un’area da gioco per i più piccoli, la posa in opera della pavimentazione e degli arredi urbani, la costruzione del percorso pedonale, dei marciapiedi e della pista ciclabile, la realizzazione del nuovo impianto pubblica illuminazione”. Insomma, tutto così bello anche per sindaco, assessori e dirigenti civici, ancora più bello quel giardino di via Tridente, senza sapere, magari, che trattasi di un progetto che rimbalza stranamente da un funzionario e servizio all’altro, al Palazzo di Città. Tra una delibera approvata per procedure di esproprio che hanno consentito all’amministrazione di avviare materialmente l’iter per la realizzazione della nuova area a verde, a Carrassi e un altro provvedimento di approvazione di perizia in variante, i mesi passano invano solo per apporre una firma o un permesso, dopo la sospirata aggiudicazione dei lavori. E dunque, in realtà, tutto pareva più semplice dopo che in giunta aveva definito la <<Pubblica utilità>> di un fazzoletto di terra che, proprietà privata (famiglia Mastromarino) e che aveva costretto l’ente a tergiversare parecchio, con la richiesta di esproprio ammontante a circa 350mila euro pareva aver spalancato la possibilità di condurre subito in porto gara per l’aggiudicazione dei lavori e apertura del relativo cantiere. E invece, dopo un anno di rimpalli vari tra funzionari e dirgente ai Lavori Pubblici, gli uffici tecnici del Comune si sono arenati nuovamente per una variante al progetto originario. O almeno così pare, dato per certo che da quasi tre anni è stato approvato il progetto definitivo, quando il suo estensore lo aveva trasferito al Responsabile unico (RUP) nominato dall’ingegnere dirigente dell’Ufficio tecnico Comunale, che lo prese in carico in ritardo. A quanto pare, per dirla tutta, la redazione di atti, perizie e varianti, al Comune di Bari stanno diventando vere e proprie corse a ostacoli, prer cui ci vorrà molto tempo, secondo i pessimisti che seguono questa procedura da anni; per vedere concluso l’iter. In fondo si tratta solo di rendere fruibile un giardinetto di periferia….

 

Antonio De Luigi

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