Cultura e Spettacoli

Trasguardi, la mostra fotografica in divenire di Clarissa Lapolla

Inaugurata lo scorso 19 giugno presso Gaba.Mc, la galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata

“Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”, diceva Henri Cartier Bresson. È quello che magicamente accade nella fotografia della giovane e talentuosa fotografa di scena pugliese Clarissa Lapolla, che attualmente collabora stabilmente con la Fondazione Teatro Petruzzelli, il Festival della Valle d’Itria e la Camerata Musicale Barese. La sua fotografia è capace di esprimere artisticamente l’anima in divenire degli spettacoli di cui si occupa, regalandone al pubblico una visione estremamente interessante. Inaugurata lo scorso 19 giugno presso Gaba.Mc, la galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, e visitabile fino al 3 ottobre, la sua mostra Trasguardi, in cui presenta per la prima volta lavori dedicati agli aspetti più intimi e segreti di quella particolare vita che prende forma sul palcoscenico, attraverso la documentazione (opera d’arte anch’essa) di alcuni recenti spettacoli di opera, di prosa e di danza. Pensata in tre sezioni dai curatori Pierfrancesco Giannangeli e Benito Leonori, la mostra presenta un allestimento del tutto particolare, che prevede un’immersione nel buio che isola gli scatti e insieme permette loro di instaurare un dialogo, rappresentando così simbolicamente l’invito a un viaggio all’interno della sala teatrale, passando dalla luce esterna all’unica luce di scena.

Quando è nato tutto?

“Ho cominciato a fotografare a 14 anni, per dare una mano a mio padre che aveva uno studio fotografico, ma credo che la scintilla sia scoccata durante uno spettacolo di danza, in cui ho provato una tale gioia nel fotografare i corpi in movimento, che ho capito che era quello che volevo fare nella vita.”

Luce e movimento cosa rappresentano per te, e che importanza rivestono nella tua fotografia?

“Amo catturare l’essenza di un movimento sul palcoscenico per congelarla nel tempo e regalarla all’eternità, proprio perché so quanta fatica e studio ci sono dietro certi gesti, quanti sacrifici. Nel mio lavoro mi confronto anche molto con la luce e con gli esperti che la regolano sul palcoscenico, nella fotografia la luce gioca un ruolo determinante, mi piace giocarci e alla fine anche andare contro di essa, poiché mi piace esprimere e rappresentare anche giochi di ombre e silhouette”.

 

Le dinamiche del tuo fotografare sembrano spesso rappresentare il tuo punto di vista in una sorta di storia nella storia. Come si articola questo processo?

“Per descrivere il momento scenico a cui assisto si affina in me anche una ricerca di punto di vista personale, che riesco a trasmettere attraverso le mie fotografie. Ogni fotografo ha poi un proprio modo di reagire empaticamente nei confronti di alcune opere, e questo traspare anche dal prodotto del suo lavoro. Anche un dettaglio registico o un momento scenico non rilevante, a volte possono suscitare in me emozioni particolari che tirano fuori il mio punto di vista”.

L’esperienza al Petruzzelli come la stai vivendo?

“Quella al Petruzzelli è un’esperienza meravigliosa che sto vivendo come un dono. Quella bambina innamorata della fotografia non poteva nemmeno immaginare quello che avrebbe vissuto anni dopo, lavorare per il più grande teatro pugliese è una soddisfazione importante. Inizialmente la mia idea era quella di fare un po’ di esperienza in Europa, e poi stabilirmi nella mia città, invece è arrivata questa grossa opportunità e sono proprio felice di essere rimasta a Bari.”

L’esperienza milanese invece, cosa ti ha insegnato?

“Quello di Milano è un ambiente molto stimolante dal punto di vista artistico e per la crescita professionale, che però non mi aveva portato verso l’opera. Successivamente, grazie al festival della Valle d’Itria, ho riscoperto l’interesse per questo genere complesso ma affascinante da interpretare, così ho cominciato a fotografare i miei primi spettacoli di opera e ho capito che potevo farcela, superando i limiti iniziali che mi ero imposta da sola.”

 

La mostra a Macerata come è arrivata?

 

“L’idea è nata una sera a Martina Franca: il direttore degli allestimenti del festival della valle d’ Itria, Benito Leonori, mi ha proposto di fare una mostra con l’Accademia a cui abbiamo poi pensato di unire anche un workshop per ragazzi. Quindi abbiamo selezionato una serie di immagini tra le più significative della mia carriera. È stato determinante il confronto con altri professionisti del settore nella scelta delle opere da esporre. L’allestimento è stato realizzato dagli studenti dell’Accademia con i quali avevo tenuto il workshop, nonostante loro non fossero tutti studenti di fotografia, la cosa più emozionante è stata aprirci a nuovi punti di vista attraverso il confronto. Il loro apporto ha contribuito a rendere speciale questa mostra, e a conferire il giusto valore ai lavori esposti.”

Cosa si prefigge di comunicare ad un profano la tua fotografia?

“Quello che mi auguro è di riuscire ad avvicinare la gente a questo mondo magico, perché non è vero che il suo linguaggio è difficile. Magari anche attraverso l’emozione che può comunicare una fotografia, tutti possono riscoprire l’interesse verso il teatro.”

 

Rossella Cea

 


Pubblicato il 25 Giugno 2024

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