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Trasporto pubblico locale in Puglia: tutto da rivedere, ma bisogna darsi da fare

Da quanto tempo si sprecano confronti e convegni su quale dovrebbe essere il futuro dei trasporti in Puglia, magari anche alla luce delle costrizioni che siamo costretti a subire per la pandemia? Com’è noto la Regione Puglia era prossima a emanare un bando di gara per la gestione del servizio su gomma del Trasporto Pubblico Locale, gara che, alla luce degli eventi degli ultimi mesi e le restrizioni che i vari DPCM hanno imposto a proposito della sicurezza e del distanziamento “sociale”, va interamente rivista. L’imposizione del distanziamento sociale anche sui mezzi di trasporto (autobus, treni, ecc) costringe tutti a dover ripensare un modello di TPL che faccia della intermodalità l’asse portante di un trasporto pubblico che, altrimenti, rischia il collasso. Tra l’altro, proprio per questi motivi, oggi è impensabile che le aziende del settore chiedano quanto previsto dall’art. 23, comma 1., lettera h), della Legge Regionale 18/2002 – autorizzazione al trasporto di più passeggeri del dovuto sugli autobus – e che la Regione lo possa concedere. La Regione ha, sul suo territorio, la possibilità di diverse scelte del tipo di mobilità da off­rire ai propri Cittadini, fermo restando che tutte le modalità sono essenziali al fine di usufruire di un bene come il diritto costituzionale alla mobilità. Ma la regione Puglia ha pure la possibilità cogliere il momento e migliorare il proprio TPL mettendo insieme varie modalità e “imponendo” (anche nella futura gara) che là dove il territorio ha un trasporto su ferro che collega varie città (della stessa Provincia) la gomma debba essere di supporto al servizio su ferro. Un esempio? In provincia di Foggia, dove con la riapertura della linea ferroviaria ‘Foggia – Lucera’, la stazione ferroviaria di Lucera viene utilizzata come hub (centro) per tutte le linee automobilistiche provenienti dal Sub Appennino Dauno (è bene ricordare che Foggia era tra le Città italiane con la più alta incidenza di malattie cardiovascolari di autobus/giorno, ha, senz’altro, migliorato la qualità della vita). Rimanendo a Foggia, lo stesso discorso si potrebbe intraprendere per tutta l’area del Gargano Nord in cui le stazioni di Peschici/Calenelle e Apricena possono, tranquillamente, avere le stesse funzioni che ha Lucera per il Sub Appennino Dauno. Stesso discorso vale per l’altra area del Gargano (Vieste, Mattinata, Monte S.Angelo) che utilizzerebbero la stazione di Manfredonia come centro. Non sarebbe logico chiedere un taglio di chilometri per le aziende automobilistiche che servono il Gargano e Foggia, ma un utilizzo diverso dei chilometri sin qui assegnati. Nello specifico: le aziende automobilistiche, avendo l’impossibilità di riempimento dell’autobus in quanto si devono attenere alla regola del distanziamento sociale, dovranno ricollocare i chilometri rivenienti dal mancato utilizzo degli stessi in quanto alcuni tratti non può più percorrerli perché serviti dal servizio ferroviario; questo ricollocamento va inserito in quegli orari e quei tratti dove, normalmente, viaggiavano più di 15 Cittadini (capienza massima con la prescrizione del distanziamento sociale); basti pensare, in questo caso, alle corse scolastiche dove anche due autobus erano insufficienti. Esempio: i cittadini di Apricena e di Sannicandro Garganico per potersi spostare dalla loro residenza a San Severo o Foggia, hanno come possibilità l’utilizzo del treno (tempo di percorrenza treno 24 Minuti Apricena-Foggia e 34 minuti Sannicandro-Foggia) e quelli di Vieste, Mattinata e Monte S. Angelo utilizzerebbero come mezzo di trasporto il treno da Manfredonia per raggiungere Foggia. Le aziende che svolgono trasporto su gomma da queste località (da e per Foggia/San Severo) dovranno limitarsi al trasporto dei viaggiatori presso le rispettive stazioni di Apricena, Sannicandro e Manfredonia recuperando i chilometri “persi”, incrementando e ra­orzando le corse in quei paesi non serviti da treno (Lesina, Poggio Imperiale, Serracapriola, Chieuti e paesi Garganici). Nelle condizioni attuali e rispettando la regola del “distanziamento sociale” un treno in semplice composizione equivale a cinque autobus (80 posti contro i 15/autobus). Tutte queste proposte raccolte dall’Usb/Lavoro Privato, da sole, non bastano perché (lo stiamo verificando in questi giorni) i cittadini/utenti stanno preferendo il proprio mezzo di trasporto a quello pubblico; e allora bisogna ripensare un nuovo modello di TPL adeguato alle disposizioni di sicurezza vigenti e ridisegnare anche i Piani Urbani del Tra‑co che diano priorità al trasporto pubblico con tutti i provvedimenti del caso (dalle corsie preferenziali al costo del biglietto/abbonamento). Infine, ma non perché meno importante, si deve venire incontro alle esigenze economiche dei Cittadini/Lavoratori/Studenti con un abbattimento sostanziale del costo del biglietto/abbonamento dando modo a chi è costretto a spostarsi per esigenze di Lavoro e studio, pur non disponendo di risorse economiche sufficienti, di poter usufruire del servizio pubblico senza che questo abbia una forte incidenza economica sulle risorse familiari. Per l’Unione Sindacale di Base, insomma, sarebbe necessario oggi più che mai che il finanziamento del trasporto pubblico ricada sulla fiscalità generale e che raggiunga la gratuità per gli Utenti, cosa già attuata in Lussemburgo, Dunkerque in Francia e quasi gratuita in Estonia, Svezia, Polonia. Per concludere, a quando un incontro per chiarire tutte queste proposte, nella convinzione che oggi si ha la possibilità di riscrivere la storia del TPL nella nostra Regione, facendo partire una vera intermodalità ‘eco-sostenibile’ e mettendo ai primi posti la sostenibilità ambientale, il diritto alla mobilità e alla sicurezza dei Cittadini Utenti? Quando arriverà una bigliettazione unica per gli utenti che possano, con un unico titolo di viaggio, utilizzare i vari mezzi di trasporto pubblici? Parlarne, magari cominciando a confrontarsi seriamente, non sarebbe male…

 

Antonio De Luigi

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