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Tredici? Si ripeta la ‘conta’!

Due costanti accomunavano tutti i giochi di strada : la parola ‘filecenza’ e la ‘conta’. La prima era una sorta di parola magica che, pronunciata da un giocatore in difficoltà nei confronti di un avversario, aveva il potere d’interromperne l’azione, sempre che lo stato di difficoltà fosse imputabile non a imperizia ma a ‘gravi motivi’ (una scarpa slacciata, la mamma che ti chiama dal balcone, un bisogno urgente …). Filecenza! E il mondo si fermava per poi riprendere con ludico accanimento dallo ‘stesso punto di prima’, una volta sanata la situazione di anomala difficoltà (la scarpa allacciata, la mamma ascoltata, la pipì fatta….). Forme di ludica cavalleria. La seconda costante, la ‘conta’, consisteva in una pittoresca forma di sorteggio che precedeva ogni gioco, stabilendo chi dovesse ‘andare sotto’ (a nascondino, per esempio) o disporre le regole. La conta avveniva così : Una volta che i giocatori si erano disposti in circolo, uno di essi, generalmente il più grande o il leader del gruppo, gridava : ‘Da me – da me – da me! Uno – due e tre!’ Al tre! tutti, dopo aver agitato il pugno, lo abbassavano sciogliendolo in un numero (qualcuno lo abbassava serrato e ciò voleva dire : zero). A quel punto il giocatore preposto alla conta, lo stesso dell’un-due-tre!, sommava i numeri ‘abbassati’ (un buon esercizio aritmetico) quindi iniziava a contare in senso orario a partire da sé fino a individuare il ‘prescelto’. Tradizione voleva che se la conta dava tredici, uno qualunque dei giocatori fosse in facoltà di gridare : Tredici, Sant’Antonio! E la conta andava ripetuta. Cosa aveva che non andava il tredici e perché Sant’Antonio? Tutto nasce da una leggenda che lega il Santo di Padova a questo numero (il quale curiosamente per alcuni porta bene e per altri porta male). Dunque un giorno Sant’Antonio e il Demonio si trovano, vai a sapere come, a disputarsi ai dadi l’anima di un peccatore. Trattandosi di un peccatore, il Demonio reclama precedenza, ovvero stabilisce : A parità di punteggio Sant’Antonio perde! Tira il Demonio il quale bara (e te pareva?) e fa dodici, sicché esulta e sta per mettere le mani sulla preda. L’altro lo ferma : Occorre che il gioco sia ‘completo’! Per cui reclama il diritto comunque di lanciare i dadi. E vabbuò, acconsente il Demonio. Sant’Antonio  tira … e fa tredici! Per capire quello che non è un trucco bisogna tener conto che le tre facce contrapposte di un dado segnano numeri che, sommati, danno sempre sette (uno e sei, due e cinque, tre e quattro). In pratica, Sant’Antonio con un dado fa ‘sei’; l’altro dado invece si spezza (oh, miracolo!) offrendo le due facce numerate. Siccome sei più sette fa tredici… Il Demonio se ne andò scornato.

Italo Interesse

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