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Troppe donne per Ninco Nanco

La facilità con cui oggi si può documentare la Storia priva questa dell’aura di leggenda. Quale fascino potranno offrire ai posteri, per esempio, le recenti guerre in Iraq? Invece, le vicende grandi e piccole del passato, proprio nella latitanza o nella contraddittorietà delle fonti offrono particolare ragione di passione per lo studioso. Prendiamo ad esempio la figura di Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, capo banda legittimista nato ad Avigliano nel 1833 e giustiziato trentuno anni dopo dalla Guardia Nazionale. Pare che a distinguere questo guerrigliero fosse non solo l’acume tattico e l’efferatezza ma pure una singolare concupiscenza. Quante furono le sue donne? Ninco Nanco era sposato con tale Caterina Ferrara, detta Scazzetta, di cui non si sa altro a parte la paternità (Angelo). Ciò fa pensare che la donna non abbia mai preso parte ad alcuna azione militare, a differenza delle numerose amanti che in tempi e circostanze diverse seguirono il loro drudo sul campo di battaglia. Filomena Nardozza “indossava abiti maschili e girava armata di fucile” ; fu condannata a dieci anni di reclusione (si dice che bevesse il vino nel teschio di un bersagliere). Marianna Corfù viene descritta come donna “crudelissima” ; si dice che quando la banda di Ninco Nanco venne sterminata, la donna si lasciasse ardere nella capanna doveva aveva trovato rifugio piuttosto che arrendersi. Di Marianna Carpi e di Filomena de Vito non ci rimangono che gli estremi anagrafici. Resta da dire di Maria Lucia di Nella, detta ‘a Pastora, donna intrepida, sempre al fianco del capobanda durante gli assalti e le imboscate. Secondo i racconti popolari quando per Ninco Nanco giungeva il momento di giustiziare i nemici catturati strappando loro il cuore dal petto, era sempre e solo Maria a porgergli il coltello. Nata anch’essa ad Avigliano il 25 marzo 1844 fu registrata all’anagrafe come Lucia Pagano ; abbandonata dai genitori, venne adottata da tale Angelo Di Nella. Poco più che diciottenne conobbe Francesco Antonio Summa, fratello di Ninco Nanco. Invaghitosi della fanciulla, il capobanda convinse il fratello a rapirlo. C’è chi sostiene che Ninco Nanco fu spinto a tanto dalla necessità di accontentare la Nardozza, “stanca di essere l’unica donna di una banda di cinquanta uomini”. Se ciò è vero viene da sospettare che le amanti al seguito di Ninco Nanco abbiano in prevalenza svolto funzione di ‘puttane da reggimento’. La Di Nella fu catturata in occasione dell’ultimo scontro di Ninco Nanco, lo stesso che fu fatale alla ‘crudelissima’ Marianna Corfù. Condannata a dieci anni di reclusione, la donna ne scontò solo cinque nell’isola del Giglio. L’elenco documentato delle donne di Ninco Nanco si ferma qui. Forse fu anche più lungo. E questi sono di quei particolari che contribuiscono parecchio a circonfondere di un’aura mitica i personaggi caduti in battaglia. E’ singolare che alla morte del ‘brigante’ nei paesi della Lucania circolasse subito un canto popolare (ripreso cento anni dopo dal Trio Lescano col titolo : Maramao perché sei morto?) il cui ritornello suona così : ”Ninghe Nanghe peccè sì muerte / pane e vine nan t’è mancate / la ‘nzalate stè all’uerte / Ninghe nanghe peccè sì muerte?”. Se si tratta di una villanella a doppio senso, quella ‘insalata’ può stare per ben altro che per i frutti dell’orticoltura.

Italo Interesse

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