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Troppi flop, il centrosinistra pugliese è in caduta libera

Il governatore, Michele Emiliano, senza una precisa strategia è costretto a navigare sempre sotto costa per non rischiare di affondare con una maggioranza che fa ormai acqua da tutte le parti

Alla Regione Puglia, il recente flop della maggioranza di centrosinistra nel completamento del procedimento per la richiesta alla Corte costituzionale di referendum abrogativo della legge Calderoli, ossia quella sull’autonomia differenziata, ha provocato un’ulteriore perdita di credibilità sulla serietà e tenuta del centrosinistra regionale non solo a livello pugliese ma nazionale. Infatti, la Puglia avrebbe dovuto essere, dopo Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Campania, la quinta Regione a guida di centrosinistra a chiedere il referendum sull’autonomia differenziata e che per ottenere il via libera a tal genere di richiesta è necessario – come è noto – che ciò avvenga da parte di almeno cinque Consigli regionali. Le quattro Regioni innanzi citate hanno già deliberato in tal senso e sono in attesa che anche la Puglia faccia altrettanto. In realtà, la maggioranza di centrosinistra della Puglia ha anch’essa deliberato la richiesta di referendum sull’autonomia differenziata, dimenticando però di indicare nell’atto i nomi dei due consiglieri delegati a depositare alla Corte i quesiti referendari, per cui si è poi reso necessario procedere con una delibera integrativa che avrebbe dovuto essere messa ai voti nel Consiglio di martedì scorso e che invece non è andata in porto poiché, dopo la bocciatura del Defr (Documento economico finanziario regionale), in Aula è venuto meno il numero legale e, quindi, il campo largo nazionale dei progressisti dovrà aspettare ancora per poter issare la bandiera dei cinque Consigli regionali a maggioranza di centrosinistra che promuovono il referendum contro la legge Calderoli. Insomma, la Puglia non solo arriverà in ritardo con la richiesta di referendum per via dell’errore commesso nella stesura della delibera, avendo dimenticato di indicare i delegati a presentare i quesiti, ma potrebbe essere addirittura non più indispensabile il suo apporto, se la Basilicata (che è una Regione – come è noto – a guida non di centrosinistra), dovesse anch’essa accodarsi nel chiedere il referendum abrogativo, giungendo financo prima della Puglia nella presentazione alla Consulta della richiesta. Pertanto, a prescindere da come andranno effettivamente i fatti, la Puglia di Michele Emiliano di certo non sta facendo fare bella figura alla coalizione nazionale antigovernativa messa su da Elly Schlein (Pd) e Giuseppe Conte (M5S) in primis, che proprio su questa battaglia referendaria stanno costruendo un ampio fronte contro il governo di centrodestra guidato dalla leader di “Fratelli d’Italia”, Giorgia Meloni. Quindi, le divisioni ed i mal di pancia interni alla coalizione giallo-rossa della Regione Puglia stanno creando problemi non solo al governatore pugliese, ma stanno mettendo a repentaglio anche la serietà e credibilità della coalizione a livello nazionale, sia con lo strafalcione commesso per la mancata indicazione dei delegati, sia soprattutto per mancato numero legale in sede di integrazione dell’atto. Infatti, quest’ultima mancanza non è stata di certo frutto di un errore o di una svista, ma di uno scollamento politico all’interno della coalizione. Un segnale, questo, per il presidente Emiliano che, a questo punto, non può non prendere atto di ciò che è accaduto, facendo però finta di nulla, perché significherebbe voler continuare a nascondere la “polvere” sotto il tappeto. Infatti, la mancata approvazione nei termini del Defr ed il venir meno del numero legale su un provvedimento importante per l’immagine nazionale dell’intero centrosinistra, qual è – per l’appunto – la repentina richiesta di referendum abrogativo della recente legge Calderoli da parte delle cinque Regioni a guida di centrosinistra, sono i chiari sintomi di uno scollamento interno ad una maggioranza di centrosinistra “sui generis”, che esiste sulla carta e si tiene in vita verosimilmente solo per ragioni di attaccamenti personali alle poltrone e non certo per ragioni di appartenenza politica e di programmi. In definitiva, una maggioranza, quella di Emiliano alla Regione, che naviga in acque quasi sempre agitate ed il suo conduttore deve procedere sempre sotto costa e senza una rotta precisa, altrimenti i rischi di naufragio aumentano. Una strategia, questa, che alla fine di certo non eviterà l’affondamento di una “nave” che ha già dimostrato di avere troppe falle e che si è tenuta finora a galla solo grazie all’abilità personale e politica (se così si può definire!) del suo comandante in capo.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 2 Agosto 2024

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