Cronaca

Uffici giudiziari: manutenzioni e servizi dagli enti locali a carico del Ministero

Le contraddizioni del Comune di Bari nel campo delle problematiche relative ai Palazzi di Giustizia cittadini non sono solo quelle relativa alla dislocazione futura delle sedi, ovvero da prima una soluzione che privilegiava il mantenimento, in maniera decentrata, nello storico e semicentrale quartiere Libertà delle diverse attività giurisdizionali (Tribunale civile, penale, minorile, Procura e Corte d’Appello) e poi, da ultimo, il ritorno ad una soluzione accentrata, con la realizzazione di un unico Polo della Giustizia, da realizzare in altra parte della città, in zona semiperiferica. Infatti, le contraddizioni dell’Amministrazione barese riguardano anche talune affermazioni del sindaco Antonio Decaro che, proprio in tema di servizi di supporto al funzionamento degli Uffici giudiziari,  si vanta di essere stato proprio lui l’ispiratore e promotore della legge n.190 del 23 dicembre 2014. Legge, questa, che ha spostato le competenze dai Comuni allo Stato, in particolare al Ministero della Giustizia, in materia di servizi ed interventi di manutenzione ordinaria degli edifici adibiti ad Uffici giudiziari. Però, quando parla di questo argomento, il Primo cittadino barese evita di far sapere che, a distanza di oltre tre anni dall’entrata in vigore di quella “sua” legge, a provvedere ai suddetti servizi e manutenzioni è ancora il Comune, che li esplica non più come obbligo di legge (come prevedeva la L. 392 del 24 aprile 1941), bensì a seguito di convenzioni che di volta in volta vengono stipulate o rinnovate con il Ministero stesso. Tanto è vero che lo scorso 24 gennaio la giunta Decaro ha dovuto approvare nuovamente una convenzione (Delibera di Giunta n.16/2018) con il Ministero della Giustizia, relativa ai servizi essenziali da espletare negli edifici cittadini sedi di Uffici giudiziari, in quanto lo stesso Ministero non è nelle condizioni di provvedere in maniera diretta. Unica differenza tra il prima ed il dopo della tanto strombazzata “legge Decaro”, la n.190/2014, consiste nel fatto che con la vecchia legge 392 del 1941 il Comune era “obbligato” alle predette funzioni, il cui costo, poi, veniva comunque rimborsato a consuntivo dallo Stato, a seguito però di dovuti controlli ed approvazioni  da parte della locale “Commissione di manutenzione” presso la Corte d’Appello, mentre adesso il Comune, se vuole, continua a farsi carico delle predette funzioni, come è accaduto finora  a Bari, ma potrebbe anche rinunciarvi, lasciando che il Ministero si rivolga direttamente ad aziende private, per l’espletamento delle stesse. Quindi, in definitiva, il Primo cittadino barese, Decaro, per un verso continua a vantarsi di essere stato l’artefice di una legge che ha tolto ai Comuni il compito di provvedere obbligatoriamente alle manutenzioni ordinarie ed ai servizi necessari al funzionamento degli Uffici giudiziari, ma nello stesso tempo continua ad impegnare l’Ente per le stesse incombenze, sottoscrivendo di volta in volta convenzioni all’uopo con il Ministero. E’ chiaro, quindi, che le convenzioni che Decaro continua a siglare sono la diretta conseguenza che la legge 190 del 2014,  abrogando la legge n. 392 del 24/11/1942, non ha alleggerito i Comuni dai compiti ad essi precedentemente affidati in questa materia. Ma forse ha solo allentato i controlli sulle spese e sull’efficienza delle prestazioni che precedentemente erano sottoposti al vaglio di una Commissione “ad hoc” che, con il sistema delle convenzioni non è più chiamata a metter naso. Però, in questa vicenda che mette a nudo un’altra clamorosa contraddizione dell’amministrazione Decaro, l’unica cosa di cui il Primo cittadino barese potrebbe forse dichiararsi in linea con il proprio modo di gestire la Città di Bari è il fatto che il giorno in cui la sua Giunta ha approvato la su menzionata convenzione con il Ministero della Giustizia, lui non ha partecipato alla seduta. E, quindi, come qualche barese ha ironicamente già ipotizzato, Decaro potrà tranquillamente continuare a farsi vanto della fallimentare legge 190/2014, perché potrebbe sempre affermare che, all’approvazione della convenzione con il Ministero, “…io non c’ero!”  E, quindi, poteva non sapere?

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 2 Febbraio 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio