Cronaca

Ufficio Anagrafe di Japigia: “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate…”

“Lasciate ogni speranza, voi che entrate è ormai nell’immaginario collettivo, per motivi di burocrazia e non solo, il cartello appropriato da scorgere sulle pareti, tappezzate di avvisi e informazioni al pubblico, quando ci si aggira nwei corridoi degli enti pubblici”, attacca Danilo Cancellaro, presidente dell’associazione “SoS Città”. E proprio “Sos Città” ha presso il brocardo simbolo dall’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri e l’ha posta all’ingresso dell’Ufficio Pubblico di Bari, in particolare per l’Ufficio Anagrafe/Stato Civile del quartiere Japigia, frequentato per i certificati d’identità e di residenza, quindi luogo fondamentale per il diritto di cittadinanza. L’Ufficio di Japigia, inaugurato una quindicina di anni fa, in via Paolo Aquilino (accanto alla Polizia Locale e di fronte alla nuova Regione Puglia), insieme ad altri uffici sparsi in città, fa parte del progetto di decentramento e delegazione della sede centrale sul lungomare Vittorio Veneto, in largo Fraccacreta, attuata per migliorare il servizio pubblico, a cui si rivolgono migliaia di cittadini baresi e che allo stato dei fatti, è paradossalmente approssimativo a causa dell’impossibilità d’assunzione di nuovo personale che è motivo di disservizio, accumulo di lavoro, chiusura anticipata e “oggi, si presenta, come una baracca fatiscente, almeno nei locali aperti al pubblico, circoscritti da porte serrate e cartelli di dubbia cortesia”. “L’ingresso è spaesante: un cancello bianco arrugginito si apre su aiuole secche e colme di cartacce, poi, un paio di vasi in cui, un tempo, fiorivano piante che non videro mai acqua e morirono, oggi, accumulano cicche di sigarette a centinaia, poi, la vetrata d’entrata è mantenuta aperta da una fila di sedie da sala d’attesa, di cui delle tre, una sedia è sparita. Il vano ascensori (che almeno di base consente l’accesso ai disabili) è spoglio e desolato, privo di un gabbiotto in cui trovare un custode che dispendi informazioni. La sala d’attesa è terrificante o quasi: l’ambiente è arieggiato grazie alla rampa di scale vicina che aiuta la corrente, però, anche qui, un’altra fila di sedie da tre, ha una sedia che manca e chi può prende posto dove può, mentre gli altri restano in piedi, ad attendere il turno”, denuncia “Sos Città”. E non è finita. “Durante l’attesa, è possibile scorgere i buchi e l’intonaco scrostato nelle pareti, la polvere a batuffoli agli angoli, fazzoletti, bicchieri, cartacce e plastica abbandonati dovunque per inciviltà e inettitudine, gli impianti di riscaldamento rotti, smontati, a pezzi, usati come pattumiere, i cavi elettrici scoperti sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, di chi è di passaggio, e di chi ci lavora”, continua Cancellaro. Ci sarebbe anche da segnalare che appoggiato a una parete della sala d’attesa c’è un materasso avvolto nel cellophane, forse del vicino ambulatorio della Guardia Medica, ma resta l’assurdità della decisione di tenerlo lì fuori, praticamente incustodito. “(Non) dulcis in fundo” – prosegue la denuncia di Sos Città – “è il criterio di prenotazione all’arrivo: sapendo che l’ufficio pubblico apre alle ore 9 o alle ore 16 e deciso per regolamento interno che di mattina solo 20 persone possono essere ricevute e di pomeriggio solo 10 persone, il pubblico cittadino come nella favoletta della gazzella che in Africa deve correre più veloce del leone per sopravvivere, deve comportarsi così: deve affrettarsi e presentarsi ore prima, giocare d’astuzia, presso lo sportello ancora chiuso e aspettare che l’addetto all’ufficio pubblico di competenza distribuisca il numeretto, a mano (perché la macchinetta non funziona), perché tutti coloro sprovvisti di prenotazione numerica, tutti coloro che sono oltre il numero di accettazione giornaliera, tutti coloro sprovvisti del materiale richiesto, agli atti d’ufficio, saranno respinti e rimandati”. Conclusione? “È mai possibile una condizione così da terzo mondo? È mai possibile che nel 2018 un ufficio pubblico debba essere ridotto in simili condizioni nell’assoluta incuranza dell’amministrazione comunale? È opportuno un sopralluogo e un intervento che garantiscano la normalità, contro l’alienazione sia dell’utente che del referente pubblico, quest’ultimo in evidente stato di insostenibilità, incapace addirittura di curare una piantina sul posto di lavoro!”, l’appello alle autorità. Che come sempre non lo raccoglierà….salvo pagarne il fio direttamente tra le fiamme dell’Inferno!

 

Antonio De Luigi

 


Pubblicato il 3 Settembre 2018

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