Cultura e Spettacoli

Un bacio per non dipingere più

Salvo destare un senso materno di compassione, Tony, Al matt’ di Gualtieri, non piaceva alle donne. Perciò nessuna, pur in cambio di un quadro, anche grande, volle regalargli il brivido di un bacio, un semplice ‘bès’ (chissà poi quante di quelle donne si morsero a sangue le labbra quando alla morte del grande pittore le sue tele raggiunsero quotazioni da capogiro). Il talento di Antonio Ligabue consegue all’esasperazione di un rifiuto femminile già maturato nel corso di un’infanzia disastrosa. A ben guardare, in tutta la sua pittura, questo sfolgorare di forme e colori, vibra nascosta una richiesta d’affetto. Il lacerante dolore di Antonio Ligabue è stato il prezzo di una pagina importante della storia della pittura mondiale. Quel prezzo non l’hanno pagato nemmeno i suoi estimatori. E’ giusto così?… L’interrogativo, in verità imbarazzante, striscia fra le righe di ‘Un bès – Antonio Ligabue’, un testo di Mario Perrotta e dallo stesso portato in scena al Kismet sabato scorso. Nella nudità dell’allestimento Perrotta riproduce il vuoto che, con l’eccezione degli ultimi anni, segnò tutta la vita di Tony. Tre pannelli bianchi di tanto in tanto si coprono del segno grasso di un carboncino (ben manovrato ancora da Perrotta) che richiamano i graffiti di cui a notte Al Matt copriva i muri di Gualtieri. A parte questo e qualche fugace proiezione nel finale, l’universo pittorico del grande pittore naif è qui solo sfiorato, avendo l’allestimento come obiettivo il racconto della parabola di un ‘diverso’. Un uomo che forse avrebbe barattato gloria e agi (peraltro tardivi) per una madre affettuosa e una moglie non meno amorevole. Un uomo che voleva “nascere giusto, cioè con la vita avanti e non con la vita dietro” e che invece per la miseria di tredici giorni – era venuto al mondo a Zurigo il 18 dicembre 1899 – non poté  vedere la luce nel Novecento (nel quale secolo Tony, che aveva un senso arcaico della superstizione e del mistero, riponeva chissà perché migliori speranze). ‘Bès’ esprime con senso solidale il dramma di un uomo lacerato fra la consapevolezza d’essere un emarginato e quella d’appartenere alla razza degli artisti talentosi. Al termine, sommerso dagli applausi della platea, il bravo Perrotta appariva commosso e indipendentemente dal successo. – Prossimo appuntamento al Kismet, domenica 7 dicembre con la compagnia Carrozzeria Orfeo. In cartellone è ‘Thanks for vaselina’, un testo di Gabriele Di Luca. ‘Thanks for valesina’ è la storia di uomini disperati e senza futuro, abbandonati in un angolo dalla società che li ha illusi, sfruttati e poi derisi. Uomini costretti a farsi l’uno carnefice dell’altro in una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banalità.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 27 Novembre 2014

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