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Un blitz contro navi inermi

E’ noto cosa accadde a Bari il 9 settembre 1943 : Venuto fortuitamente a conoscenza del fatto che il generale tedesco Sikenius aveva mandato dei guastatori per distruggere le principali infrastrutture del capoluogo, il generale Nicola Bellomo, raccolti Militi Volontari per la Sicurezza Nazionale, Finanzieri e Genieri, agì in ottemperanza al proclama di Badoglio, che nel sancire la cessazione delle ostilità contro le forze anglo-americane raccomandava alle forze italiane di reagire “ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. Bellomo e il suo pugno d’uomini salvarono il porto e la stazione radio. Quest’ultima doveva essere demolita con l’uso di esplosivo. Anche al porto era destinata la stessa modalità ? La maggior parte degli storici concorda circa un non meglio specificato ‘piano di minamento dell’area portuale’. A concedere qualcosa in più in proposito è Ivan Palermo, autore di ‘Il caso Bellomo’, un saggio apparso a dicembre del 1970 sul n° 157 della rivista ‘Storia Illustrata’. Palermo scrive che “con questi ridotti nuclei (il Generale – n.d.r.) attaccò i guastatori tedeschi che avevano già preso posizione nei punti nevralgici della grande struttura”. Dunque, il disegno era far brillare cariche esplosive là dove si riteneva di arrecare il maggior danno possibile. Ma ecco il punto, quanti possono essere i punti ‘sensibili’ di un porto? Tra fanali, banchine, bacini di carenaggio, gru, magazzini, silos e tracciati ferroviari, l’opera di devastazione di un porto grande come quello di Bari avrebbe richiesto una quantità d’esplosivo sicuramente superiore alle disponibilità delle – tutto sommato – striminzite forze tedesche dislocate in Puglia. Per non dire del tempo necessario a minare ciascun punto sensibile. E i tedeschi, che come detto erano in ritirata, avevano fretta. Non di meno, il modo di realizzare il massimo risultato col minimo sforzo era alla loro portata, un modo rapido, economico e altamente rovinoso. Il nostro nuovo nemico ne era a conoscenza, come di lì a poco avrebbe dimostrato applicandolo a molti porti dell’Adriatico e del Tirreno. Si trattava di spostare all’imboccatura portuale le navi più pesanti presenti in rada e mandarle a fondo. A quel punto gli Alleati – che lo stesso giorno erano sbarcati a Taranto – avrebbero impiegato almeno sei mesi per riportare a galla le carcasse e rimuoverle. Un’operazione-lampo che forse ebbe anche un nome in codice, affidata a non più di cinque-sei squadre composte da pochi uomini per altrettanti blitz a danno di navi inermi. Meno, male, ci andò bene (e col porto fu salva anche la stazione radio). Il pronto intervento degli uomini di Bellomo e il loro energico atteggiamento furono sufficienti a dissuadere i tedeschi. Forse neanche si rese neanche necessario sparare.

Italo Interesse

 

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