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Un “patto” tra Leccese e Laforgia, invece per Romito il “patto” è con i baresi

Gasparri (Fi): " Bari non è un principato di alcuni personaggi del Pd. Vediamo l'esito del lavoro degli ispettori del Viminale"

Per il turno di ballottaggio di domenica e lunedì prossimi, il candidato del centrosinistra Vito Leccese ha sottoscritto con l’ex rivale Michele Laforgia, che con la sua coalizione ora gli darà un sostegno elettorale ma senza apparentamento, il “Patto per la legalità”  imposto dal M5S; mentre il candidato del centrodestra Fabio Romito ha sottoscritto un “patto” con i baresi, impegnandosi a realizzare in 5 anni 5 punti programmati che vanno dalla sicurezza alla mobilità urbana e che, in caso non dovesse riuscire a realizzare, ha assicurato di non ricandidarsi. A margine dell’incontro pubblico di Leccese con l’altro candidato del centrosinistra uscito battuto al primo turno, Laforgia, il candidato sindaco di Pd e Verdi ha dichiarato: “Facciamo parte della stessa famiglia della grande coalizione del centrosinistra che si è divisa solo per far coincidere le primarie con il primo turno, ma gran parte del programma è un programma comune”. Inoltre, “io e Michele – ha detto Leccese – vogliamo una città più giusta, più inclusiva, più verde e più sostenibile. La legalità è un pre requisito, oggi abbiamo firmato un atto di impegno per rafforzare i sistemi di controllo nell’amministrazione comunale, ma c’era già una intesa forte tra me e Michele rispetto alla necessità di ritrovarci uniti dopo il primo turno elettorale”. “Un accordo politico – ha concluso l’aspirante primo cittadino del centrosinistra riunificato – che prelude a un accordo di governo della città”. La coordinatrice cittadina di Fratelli d’Italia Bari, Antonella Lella, ha commentato l’appoggio al ballottaggio del candidato di M5s, Si, Socialisti e +Europa (Laforgia) al candidato del Pd (Leccese) dichiarando: “Da fratelli coltelli a fratelli di sangue, beffando ancora una volta i baresi e pensando a spartirsi le poltrone”. “L’avvocato Michele Laforgia, – ha aggiunto Lella – deluso dalle urne nonostante le sue staffilate al ‘compagno’ di avventura Vito Leccese al quale non ha risparmiato nulla fino al giorno prima delle votazioni, ora però ha deciso di fare un percorso insieme al suo ex avversario con il benestare dei ‘5 Stelle’ di Conte”. Ossia – proseguito la coordinatrice barese di Fdi – “i campioni del moralismo a corrente alternata, gli stessi che avevano ritenuto Leccese la continuità con il sistema su cui pende una istruttoria per scioglimento ai sensi della legge antimafia, e che adesso (ndr – invece) si sono ricreduti”. Quindi, ha esclamato Lella: “Viva la coerenza”, rilevando che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare di bugie”.  L’avvocato Laforgia – ha concluso Lella – “ha infatti garantito al capo di Gabinetto di Decaro il sostegno morale e non concreto come previsto dalle regole elettorali”, perchè “Leccese e Laforgia, infatti, non sigleranno alcun apparentamento, quel ‘contratto’ che lega formalmente le due coalizioni, ma si sosterranno a voce” ed “il motivo – per la responsabile barese del partito di Giorgia Meloni – è presto detto: una redistribuzione dei seggi, dunque poltrone, di uno a danno dell’altro”. Ovvero, per essere più chiari, un escamotage tecnico per la ripartizione dei seggi spettanti alla coalizione di Laforgia che andrebbero a danno delle opposizioni, in caso di eventuale vittoria di Leccese. Ma l’affondo più pesante nei confronti del centrosinistra barese è giunto con una dichiarazione del capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri. In particolare, Gasparri considera lo sfidante di Romito la continuità del sindaco uscente, Antonio Decaro (Pd), non soltanto sotto l’aspetto politico, poiché espressione della stessa coalizione di centrosinistra unificata, ma anche sotto l’aspetto amministrativo, essendo stato Leccese il capo di Gabinetto di Decaro ultimamente e, come si ricorderà, in precedenza anche direttore generale del Comune ai tempi di Emiliano sindaco. Quindi, Leccese sarebbe l’emblema della continuità di 20 anni di gestione del Comune di Bari da parte del centrosinistra barese. “I membri del Pd della Commissione antimafia – ha affermato il presidente del Gruppo di Fi al Senato, nonché componente della commissione parlamentare Antimafia – non san o più che cosa dire per difendere i loro compagni di Bari e, quindi, delirano e offendono”. “Ricorderanno – ha proseguito Gasparri – anche loro l’audizione segretata del Procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, che è stata veramente da ridere, perché si è capito benissimo come stanno le cose a Bari, sulle inchieste fatte e su quelle non fatte”. “Per quanto riguarda poi il loro amico Decaro, – ha aggiunto Gasparri – ha preso sì tanti voti, ma ricordiamo anche tanti strani incontri che ha avuto nella città di Bari”. Il capogruppo forzista al Senato ha poi ricordato anche il fatto che il sindaco uscente, Decaro, avendo la delega al controllo delle società municipalizzate, non si è accorto che in quelle società venivano infilati fior fiore di criminali. “Chi avrebbe dovuto controllare, lui o la Procura” -si chiede Gasparri, che ha proseguito dicendo: “E invece le cose sono andate in maniera veramente biasimevole”, perché a Bari le forze progressiste “possono anche vincere le elezioni, ma se ci saranno controlli accurati, quelle gestioni non andranno lontano”, poichè “gli abusi sono tanti e chiari”, non risparmiando critiche anche al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, “che – ha ricordato Gasparri – ha deposto da un incarico una persona (ndr – Alfonso Pisicchio) pochi minuti prima del suo arresto e ci vuol far credere che non era stato informato di questo deplorevole avvenimento”. “Bari – ha rilevato inoltre il Presidente dei senatori di Fi – è una delle città più belle e importanti d’Italia, fa parte della nostra Repubblica e non è un principato nelle mani di personaggi più che discutibili del Pd”. Quindi, “se lo mettano in testa” – ha esclamato Gasparri, facendo presente che lui non si fa spaventare da Verini, Mirabelli ed altri esponenti parlamentari del centrosinistra della commissione Antimafia, a cui ha ritenuto di rispondo punto su punto. Infatti, ha concluso l’esponente romano del partito di Silvio Berlusconi, “si ricordino degli incontri che ha avuto Decaro” e “si ricordino delle assunzioni, più che discutibili, in aziende municipalizzate”. Ma – ha sottolineato in fine Gasparri – si ricordino anche dei mille episodi sui quali forse la Procura (ndr – barese) dovrebbe essere più attiva”, esclamando: “Vedremo cosa faranno gli ispettori del Viminale”. Però, ad attendere l’esito del lavoro della Commissione ministeriale di accesso agli atti sono soprattutto i baresi (e non solo!), per sapere come è stato realmente gestito il Comune di Bari durante l’era Decaro, ora record-man di preferenza del Pd alle europee non solo a Bari ed in Puglia ma nell’intera circoscrizione meridionale, dove ha conseguito più anche voti di quanti ne abbia ottenuti la segretaria Dem, Elly Schlein, nei collegi elettorali dove si è presentata. “Ma – si chiedono in molti – sarà vera ‘gloria’ quella del sindaco barese uscente, Decaro?” Infatti, la Storia insegna che bisogna sempre aspettare, per poter dare una risposta a tal genere di curiosità.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 18 Giugno 2024

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