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Un poliziotto suicida al mese… e siamo fermi ai convegni

Indifferenza, leggi inapplicate, disagi e difficoltà sul posto di lavoro ignorate, magari arrivando a sequestrare tessera e pistola d’ordinanza a chi mostra difficoltà sul posto di lavoro: ecco in breve il ‘cocktail’ che spesso induce a farla finita tanti agenti di polizia che operano sul nostro territorio. “Dal 1995 a oggi sono 326 i poliziotti suicidi, circa 12 l’anno. Il 94% è uomo, con età media tra i 40 e i 50 anni. Di fronte a questi dati, e ai drammi che si nascondono dietro i numeri, il sostegno che la Polizia di Stato legittimamente attende dalle istituzioni e dalla politica non si limita a qualche pacca sulla spalla: aspettiamo fatti, a cominciare da quelle tutele che mancano da troppo tempo”, rilancia l’allarme da Bari Domenico Pianese, segretario Coisp, intervenendo al convegno ‘Suicidi tra le Forze di Polizia, il favoloso innesto’. Un convegno promosso dal sindacato e organizzato presso l’Ordine degli Avvocati del Tribunale del capoluogo pugliese per riaccendere i riflettori su un vero e proprio dramma celato a stento tra le divise, spesso sempre le stesse in prima linea. “Al termine di numerosi incontri che si sono svolti tra il 2019 e il 2020 – ha spiegato ancora Pianese – sono stati predisposti diversi articoli per modificare la normativa in vigore aggiungendo interventi concreti per la prevenzione e la gestione delle situazioni di disagio del personale della Polizia di Stato. Le misure messe a punto prevedono percorsi di sostegno psico-sociale, la possibilità di assegnazione ai servizi interni dei poliziotti in difficoltà e l’istituzione di una Commissione per la salvaguardia della salute psico-sociale del personale della Polizia. Come da copione è rimasto tutto lettera morta. Ecco perché abbiamo scritto al Capo della Polizia chiedendo che le nuove norme vengano finalmente approvate: non si può più attendere oltre”. E allora, fino a quando si dovrà assistere impotenti a una vera e propria strage, infarcita dal numero dei suicidi tra le forze dell’ordine? Le associazioni che se ne occupano hanno già messo in risalto che gli agenti della polizia penitenziaria sono quelli in numero prevalente, a togliersi la vita. Ma è un fenomeno trasversale, che riguarda anche carabinieri e finanzieri e che negli anni ha avuto dei picchi, a causa degli stress per l’aumentato carico di lavoro negli anni. Con l’organico che diminuisce a vista d’occhio, senza distinzione di divisa e senza dimenticare che l’età pensionabile è cresciuta altrettanto sensibilmente, rispetto a qualche ano fa. Un aspetto che non sembra essere stato preso in considerazione nell’adeguamento delle norme ancora sulla carta per poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari e della guardia di finanza. Segnali allarmanti che hanno portato le forze dell’Ordine a istituire un osservatorio voluto dall’allora capo della Polizia Gabrielli, per non perdere di vista i campanelli d’allarme. Quali? Un lutto in famiglia, la fine d’una relazione, un declassamento o un mancato scatto di carriera, magari per colpa di una punizione o procedimento disciplinare ingiusto. Ecco i campanelli cui prestare attenzione, magari prestando maggiore attenzione ai sintomi di cedimento. Ma adesso bisogna operare concretamente per far decrescere il numero di suicidi fra le nostre divise. Cominciando, magari, con l’eliminare le questure sprovviste di psicologi. E cioè quelli, tanto per intenderci, destinati agli agenti per prevenire ed educare al benessere, senza restare fermi ai convegni.

Francesco De Martino

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