Cultura e Spettacoli

“Un pugnale inguaina nel suo petto…”

Nel Libro II del suo Ab urbe condita, Tito Livio racconta la storia di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, uomo brutale e sanguinario. Tristemente celebre è rimasta la violenza che riservò alla moglie di Collatino, ‘impresa’ che gli costò la definitiva cacciata da Roma. A quest’ultimo episodio Shakespeare dedicò un poemetto, ‘Lo stupro di Lucrezia’, pubblicato nel 1594, anno successivo alla stampa dell’opera gemella ‘Venere e adone’. Il testo, una quindicina d’anni fa, è stato tradotto in endecasillabi da Gilberto Sacerdoti. In tempi in cui la riflessione sul femminicidio sta purtroppo divenendo pratica quotidiana, Valter Malosti rispolvera il la parola tesa e turgida di Sacerdoti e la piega ad esigenze sceniche. Ne viene un allestimento di Teatro di Dioniso che sabato scorso ha gremito il teatro Kismet. Una messinscena scabra e cupa che vede Malosti relegato in un angolo in veste di narratore. Su un tappeto quadrato al cui centro domina una poltrona regale si sviluppa l’azione. Malosti riduce tutto a lui e lei, vittima e carnefice. Gli assai bravi Alice Spisa e Jacopo Squizzato danno vita a un duello corporeo di sessanta minuti che una meravigliosa nudità e la sapienza del movimento coreutico disegnato da Alessia Maria Romano rendono avvincente. La parola di Shakespaere pendola fra le labbra di Malosti e quelle dei protagonisti. La sensazione è quella di un appassionato lettore che, preso dalla forza della lingua e del fatto, leggendo, crede di udire ora la voce di Tarquinio, ora quella di Lucrezia. E nei silenzi pare di cogliere anche la voce di una seconda Lucrezia, quella che avvolta nel sudario, rigida giace in proscenio ; manichino inquietante che grida vendetta e nella cui stasi trova anticipazione il gran gesto di questa  donna che nel finale “un pugnale inguaina nel suo petto, donde l’anima sua da lei si sguaina”. L’aspro confronto fisico tocca spesso vertici tematicamente violenti, ma ciò non turba (superflui gli scrupoli di Malosti che in proposito aveva messo apertamente le mani avanti). Efficace il disegno luci che immerge l’azione in una penombra opportuna. Costumi di Federica Genovesi. – Prossimo appuntamento al Kismet : sabato prossimo con ‘La merda’ di Cristian Ceresoli, con Silvia Gallerano. Il testo, tagliato a misura del talento ‘selvatico’ della Gallerano, si sviluppa come il flusso di coscienza di una donna bulimica e che si sente brutta, non di meno ostinata ad aprirsi un varco nella società. Una confidenza pubblica che assume le cadenze di una partitura fisica in cui l’attrice tra escursioni vocali e cadute tonali si umilia, si offre in pasto al prossimo, quasi un banchetto antropofago.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 3 Dicembre 2013

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