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Un raschio nella Terra

L’estrazione del petrolio dal sottosuolo lucano sta stravolgendo quel territorio. Tra le molte voci di protesta che si sono sollevate spicca quella di Mariella Soldo, autrice di ‘Del nero sugli occhi’. Un testo piuttosto originale per il collegamento fra tematica ecologista e quell’antica forma di delirio isterico che nei secoli bui mandò a morte tante innocenti sotto l’accusa di possessione diabolica. Nella fantasia di Mariella Soldo Thérèse Berlingeri è una ragazza italo francese che a seguito di dolorose vicissitudini famigliari vive con gli zii a Viggiano, nella Val d’Agri. A un certo punto comincia a dare segni di ciò che il Dipartimento di Igiene mentale classificherà come allucinazione con delirio religioso : Ha smesso di alimentarsi, si è rifugiata nel pensiero mistico di Santa Teresa D’Avila e vaneggia di un mostro di ferro chiassoso e maleolente che le martella in capo. Il mostro è là, possibile che gli altri non lo vedano? La ragazza indica un punto lontano nel panorama che si spiega dalla finestra della sua stanza. Ma non le credono, non possono crederle, perché Théreèse  ‘vede’ prima degli altri, più lontano degli altri. Il suo è un dono. Un dono di quelli che si pagano a caro prezzo. Se al presente ti impasticcano, quattrocento anni fa la Santa Inquisizione non avrebbe fatto sconti : La ragazza vede il Leviatano? Ergo, il Maligno è entrato in lei. E anche se blatera di Dio e d’umiltà, è Satana che le suggerisce le parole. Al rogo!… Ma un giorno, una volta svaporata l’euforia del progresso, dello sviluppo e del posto di lavoro,  la gente di Viggiano si troverà davvero a fare i conti con mostri di ferro (le trivelle) all’opera in mezzo a odori, suoni e fumi innaturali e rovinosi. ‘Del nero sugli occhi’ sfuma qui, lasciando immaginare paesani ipocriti che ora invocano un monumento alla ragazza, che intanto languisce in una casa di cura, irreversibilmente immersa nel limbo del pensiero indotto da psicofarmaci. Il testo della Soldo è stato allestito venerdì scorso sul micro palcoscenico di Caffè dei Cento Passi, un luogo che, oltre ad omaggiare la memoria dell’eroico Peppino Impastato, vuole anche essere un ‘presidio antimafia e della bellezza’. In scena, supportata da alcune proiezioni ispirate ai Martiri e all’estasi mistica, la brava Barbara De Palma si muove con cadenze a metà strada fra teatro di narrazione e racconto da leggio. ‘Del nero sugli occhi’ è spunto eccellente che meriterebbe un maggiore sviluppo, preferibilmente nei più stretti termini di teatro di narrazione. C’è tempo due anni per confezionare in occasione di Matera capitale della cultura un testo-denuncia che lasci nelle coscienze un raschio più profondo di quello che mostruose trivelle stanno da troppo tempo incidendo nella carne della meravigliosa terra lucana.

Italo Interesse

 

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