Una data comune con i cattolici per la Pasqua?
Padre Antonio Calisi spiega origini, differenze di calendario e prospettive di un cammino condiviso

Padre Calisi, negli Stati Uniti un gruppo di importanti teologi ortodossi ha lanciato un appello per una data comune della Pasqua. Da dove nasce questa iniziativa?
“L’appello è nato dopo un colloquio tenutosi il 24 gennaio 2025 presso la Holy Cross Orthodox School of Theology, convocato dall’Huffington Ecumenical Institute. L’incontro coincideva con il 1700° anniversario del Concilio di Nicea del 325 d.C., che stabilì la formula fondamentale per determinare la data della Pasqua. Questa ricorrenza ha riacceso la riflessione sulla necessità di recuperare lo spirito originario di unità”.
Qual è la regola stabilita a Nicea e perché oggi le date sono diverse?
“Nel 325 d.C. i vescovi cristiani stabilirono che la Pasqua dovesse essere celebrata la prima domenica dopo la prima luna piena successiva all’equinozio di primavera. Questa regola è accettata sia dagli ortodossi sia dai cattolici e dalla maggior parte dei protestanti.
Il problema non è la regola, ma il calendario utilizzato per applicarla.
La maggior parte delle Chiese ortodosse si basa sul calendario giuliano, introdotto nell’antichità.
La Chiesa cattolica e la maggioranza delle comunità protestanti usano il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 per correggere le imprecisioni astronomiche del sistema giuliano.
Oggi il calendario giuliano è in ritardo di tredici giorni rispetto al gregoriano. Inoltre, il metodo ortodosso utilizza una data fissa per l’equinozio e un ciclo lunare di diciannove anni approssimativo. Secondo diversi teologi, questo sistema si discosta progressivamente dalla realtà astronomica e dall’intento originario di Nicea”.
Quali sono le conseguenze concrete di questa divergenza?
“Se il sistema attuale rimane invariato, la Pasqua ortodossa verrà celebrata sempre più tardi nell’anno solare. Per esempio, nel 2027 cattolici e protestanti celebreranno la Pasqua il 28 marzo, mentre la maggior parte delle Chiese ortodosse la celebrerà il 2 maggio.
Questo scarto non è solo un dato tecnico: ha conseguenze pastorali profonde, soprattutto negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in varie parti d’Europa, dove ortodossi, cattolici e protestanti vivono fianco a fianco e spesso contraggono matrimoni misti. Quando la Pasqua cade in date diverse, le famiglie possono trovarsi costrette a celebrare separatamente. I figli talvolta non riescono a partecipare pienamente alle tradizioni di entrambi i genitori nella festa più importante del cristianesimo”.
Si tratta di una questione dottrinale?
“No, ed è un punto fondamentale. La dichiarazione sottolinea che la questione del calendario è pastorale, non dottrinale. Cambiare il metodo di calcolo non altererebbe in alcun modo la fede nella Risurrezione di Cristo. Si tratterebbe semplicemente di applicare con maggiore precisione la regola stabilita a Nicea.
I teologi richiamano anche una dichiarazione del 2024 del Dialogo Ortodosso-Cattolico Nordamericano, approvata sia dall’Assemblea dei Vescovi Ortodossi Canonici negli Stati Uniti sia dalla Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti, che evidenziava proprio la necessità di una particolare attenzione pastorale verso le famiglie di matrimoni misti”.
Perché i teologi ortodossi americani guardano con favore al calendario cattolico?
“Perché il calendario gregoriano è più preciso dal punto di vista astronomico. È stato introdotto proprio per correggere le imprecisioni del calendario giuliano e oggi riflette meglio la realtà dell’equinozio e dei cicli lunari. Alcune giurisdizioni ortodosse già utilizzano il calendario gregoriano per le feste fisse senza rompere la comunione ecclesiale. La Chiesa ortodossa di Finlandia, ad esempio, celebra la Pasqua secondo il calendario gregoriano con la benedizione del Patriarcato Ecumenico”.
Quali sono gli ostacoli a un cambiamento?
“I firmatari individuano tre principali difficoltà: divisioni interne tra le Chiese ortodosse nel mondo, scarsa conoscenza tra i fedeli sul modo in cui si calcola la Pasqua, una certa riluttanza istituzionale a rivedere pratiche consolidate. Per questo non chiedono un consenso globale immediato, ma propongono iniziative locali, percorsi formativi e un dialogo informato tra vescovi, clero, seminari e parrocchie”.
Che significato avrebbe una Pasqua celebrata insieme?
“Sarebbe un segno visibile e potente di unità cristiana. Anche se la piena unità teologica tra ortodossi, cattolici e protestanti non è ancora raggiunta, celebrare insieme la Risurrezione nel medesimo giorno in tutto il mondo sarebbe un messaggio straordinario.
La Pasqua è il cuore della fede cristiana. Condividerne la celebrazione nella stessa data onorerebbe l’eredità di Nicea e dimostrerebbe un impegno concreto verso l’unità, non come manovra politica, ma come responsabilità pastorale verso le famiglie e le comunità che ogni anno sperimentano le conseguenze di una celebrazione divisa. L’appello dei teologi ortodossi americani non mira a cambiare la fede, ma a rafforzare la testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. Un calendario comune per la Pasqua non sarebbe solo una riforma tecnica: sarebbe un gesto profetico di comunione”.
Bruno Volpe
Pubblicato il 3 Marzo 2026



