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Una marionetta, ma quale burattino

Bari gli ha dedicato una via (nei pressi del Policlinico) e una scuola Primaria, in via Brigata Regina. In un clima diverso in quest’ultima, oggi, sventolerebbero bandiere a profusione, ricorrendo il 196esimo anniversario della nascita di Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Lo scrittore fiorentino è tra i primi dieci italiani più conosciuti al mondo. Eppure, la conoscenza che si ha di quest’uomo non va oltre l’essere stato il creatore della celebre marionetta (poiché sospeso e manovrato dall’alto per mezzo di fili, tecnicamente, Pinocchio non è un burattino, cioè un pupazzo inguantato e animato dal basso ; Collodi è perciò in errore quando parla di un ‘burattino’ con gambe e piedi). Quante cose si ignorano di quest’uomo. Per esempio, il Lorenzini scelse lo pseudonimo Collodi poiché Collodi è il nome del piccolo borgo del pistoiese in cui il Nostro – che era nato a Firenze – trascorse l’infanzia in casa del nonno materno (la sua infanzia, presumibilmente felice, lasciò un segno in una vasta produzione letteraria in prevalenza rivolta all’infanzia). Primogenito, Carlo ebbe nove fratelli. Suo padre faceva il cuoco, la madre era sarta e cameriera ; entrambi erano al servizio dei marchesi Ginori. Studiò in seminario ma non volle farsi prete, lavorò come commesso in una libreria di Firenze, due volte si arruolò volontario per andare a combattere (nel 1848 fu col battaglione toscano a Curtatone e Montanara, nel 1859 militò nel reggimento sabaudo dei Cavalleggeri di Novara). Infine, sarebbe stato anche massone. Ma ecco un punto controverso. Non esistono prove certe in proposito. Ricerche condotte analizzando gli elenchi degli affiliati e gli archivi dell’epoca dimostrano l’estraneità di Collodi alla Massoneria. Se questa voce ha preso piede la spiegazione potrebbe essere nel carattere ‘esoterico’ che alcuni studiosi hanno attribuiscono alle avventure di Pinocchio. Già il nome Pinocchio alluderebbe alla ghiandola pineale, cioè al ‘terzo occhio’ che è latente in tutti e che, risvegliato, dicono gli esoteristi, consente di ‘vedere’ (pin-occhio = occhio pineale). Guardando così le cose si può interpretare il passare del protagonista di avventura in avventura come un percorso iniziatico scandito da una serie di prove e finalizzato a risvegliare la natura interiore del pupazzo di legno (che al termine dell’opera si ‘trasfigura’ in ‘bravo’ bambino in carne ed ossa). C’è poi la figura del Grillo Parlante che alquanto richiama l’idea dello spirito-guida che affianca il neofita. E la storia del Campo dei Miracoli dove le monete d’oro, una volta piantate, fruttificano? In essa si potrebbe leggere il fine massimo dell’alchimia : la trasmutazione del metallo vile in oro. Infine il ventre della balena nel quale padre e figlio si ritrovano : qui il richiamo al Libro di Giona è scoperto. – Nell’immagine, Carlo Lorenzini in una caricatura di Angiolo Tricca del 1875.

 

Italo Interesse

 

 

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