Primo Piano

Una mazzata durissima da rimediare: dall’Ue tagli da 500 milioni di euro

Fondi e finanziamenti europei sempre più risicati per il Mezzogiorno e – poteva essere diversamente?…- per la Puglia. Ma entriamo subito in argomento. “L’esecutivo dell’Unione Europea ha sfornato il bilancio del 2021-2027 con un’amara sorpresa per il nostro Paese: tagli del circa 5% per le politiche agricole e di coesione. Una brutta notizia per la Puglia, che già sconta errori colossali nella programmazione dei fondi del Piano di Sviluppo Rurale”, dichiara senza troppi giri di parole il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Nino Marmo. “Se sono in arrivo tagli così sostanziosi per le politiche agricole –aggiunge l’ex assessore all’Agricoltura pugliese ai tempi di Fitto- è ancora più necessario spendere tutti i fondi disponibili. E in quest’ottica, lo stato di avanzamento della spesa pugliese è un tasto dolente e preoccupante, laddove siamo in fondo alla classifica AGEA e ci supera, per la prima volta, persino la Calabria. L’ingiustizia politica della riduzione delle risorse per l’Italia a forte trazione agricola, è evidente: del resto, basti pensare che gli Stati Uniti hanno da poco aumentato i fondi per l’agricoltura, mentre da noi si va nella direzione opposta. Parlamentari ed eurodeputati nostrani dovrebbero far sentire la voce del mondo agricolo, delle nostre aziende, ma prima ancora di ingaggiare una guerra con Bruxelles bisognerebbe aggiustare il tiro nella gestione del Piano di sviluppo rurale: se si continuano a collezionare ritardi nella programmazione e inefficienze di sistema, i nuovi tagli avranno un effetto dolorosissimo sul settore. L’appello, dunque, -conclude Marmo- è al presidente Emiliano: prima di protestare con l’Ue, la Puglia deve avere la forza di cambiare passo e spendere tutti i fondi disponibili. E deve farlo subito, perché siamo in netto e grave ritardo”. Il settore più colpito dai tagli, quindi, resta quello agricolo: l’avanzamento della spesa dei fondi PSR, aggiornata al 31 marzo di quest’anno, è pari per la Puglia a 10,72 per cento, la Calabria, invece, raddoppia: 22,10 per cento. E meglio di noi non mancano Sicilia e Basilicata, i cui governi regionali hanno programmato le iniziative, pubblicato i bandi e stanziato i fondi secondo tempi ragionevoli per chi vuole effettivamente sostenere la crescita del settore agricolo. La nostra Puglia resta in coda e attanagliata da una serie di ritardi ed errori oggettivamente incalcolabili nella gestione delle procedure. Il dato vero riscontrato da quasi tutti gli agricoltori pugliesi? I bandi-Psr erano e sono fermi e non si erogano i fondi, con la macchina amministrativa inceppata anzi, fuori tempo massimo, con ritardi che oggi si ripercuotono inevitabilmente sul settore agricolo. Le risorse finanziarie indicativamente appostate su ogni misura e poi sui relativi bandi non sono ancora state ‘impegnate’, lasciando affondare l’ex settore volano della Regione Puglia. E dire che l’allarme lo avevano lanciato anche gli otto consiglieri regionali grillini già il 26 marzo scorso: i tagli del 7% proposti dalla Commissione europea alla politica di coesione, quella decisiva per aiutare le aree più povere come il nostro Mezzogiorno, si stanno trasformando, secondo le nostre prime stime, in oltre 3 miliardi di euro di minori risorse investite nel nostro Paese e circa 500 milioni di euro in meno di fondi strutturali per la Puglia per il periodo 2021-2027. La Puglia diventerebbe, così, la più penalizzata d’Italia. Conclusione? “Ora è necessario che la Regione, presieduta dall’eternamente assopito governatore Emiliano, e che tutte le altre forze politiche si adoperino per tenere alta l’attenzione dei cittadini e scongiurare questi tagli che costituirebbero un vero dramma per una regione che già vive una situazione critica sia dal punto di vista sociale, che occupazionale. A Bruxelles, gli europarlamentari del Movimento 5Stelle sono già al lavoro in tal senso: hanno chiesto, infatti, che anche il livello di disoccupazione giovanile, oltre al PIL, possa essere considerato come indicatore principale per quantificare l’assegnazione dei fondi europei.

 

Antonio De Luigi


Pubblicato il 4 Maggio 2018

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