Sabato contro la Juve Stabia tra conferme ed aspettative
11 Ottobre 2012
Emiliano, D’Alema ed il gioco delle tre carte
11 Ottobre 2012

Una piattaforma di richieste per migliorare la vita dei detenuti

La Regione Puglia ha istituito l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà e ne ha definite le funzioni. E’ di questi giorni la notizia che la nostra regione purtroppo occupa il primo posto nella classifica delle carceri più sovrappopolate, dunque appare evidente la necessità di tutelare i detenuti, assicurando loro una vita dignitosa. Al Garante regionale, quindi, è affidata la protezione e la tutela dei diritti delle persone presenti negli istituti penitenziari. Egli, inoltre, diffonde una cultura dei diritti costituzionali; raccomanda azioni legislative e promuove protocolli d’intesa; segnala agli organi regionali, eventuali fattori di rischio per i soggetti interessati; propone iniziative d’informazione e di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica; fornisce sostegno tecnico al fine di favorire la formazione sulle tematiche di interesse e collabora, con gli enti competenti, all’attività di studio riguardanti i detenuti. Nella giornata di ieri in ben 12 città italiane si è parlato del problema, riguardante gli istituti penitenziari, che accomuna tutte le regioni d’Italia e che necessita di un intervento immediato. Il Coordinamento dei Garanti ha dunque presentato una piattaforma di richieste ben precise al Parlamento, al Governo e all’Amministrazione Penitenziaria, una piattaforma su cui si getterà le base di una mobilitazione che durerà per un mese, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. I principali temi sono la modifica delle normative sulle droghe e sull’immigrazione clandestina, la legge Cirielli, l’approvazione della legge per l’istituzione del Garante nazionale e l’approvazione di un piano per l’applicazione integrale del Regolamento 2000. La situazione è pessima in tutta la nazione. In Puglia vi sono 11 istituti penitenziari, per un totale di 2mila e 459 detenuti. Ma allo stato attuale, ve ne sono circa il doppio (4.375), di cui 218 donne e 811 stranieri. “Siamo tutti consapevoli dell’importanza ineludibile del carcere, ma siamo anche convinti che coloro che sono in attesa di giudizio non debbano trascorrere un periodo, seppur breve, tra le sue mura. Purtroppo – ha sostenuto Piero Rossi, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà – il sovraffollamento crea condizioni igienico-sanitarie precarie, dunque, sarebbe meglio realizzare delle strutture alternative per questo genere di situazioni. Importante è anche promuovere un programma di rieducazione all’interno della struttura penitenziaria, così da agevolare l’inserimento nella società, a fine pena”. Altra spina nel fianco, riguarda il centro diagnostico terapeutico del carcere di Bari, che in realtà di diagnostico ha ben poco, più che altro si tratta di attrezzature e strumenti obsoleti. “Abbiamo inoltre deciso di intervenire, nelle diverse zone della regione, con un intervento migliorativo nei confronti delle famiglie in visita, per evitare che vi sia un impatto forte con l’ambiente carcerario – ha proseguito il Garante Rossi – Stiamo intervenendo anche sui tempi di attesa. Ad esempio a Foggia non ci sono tempi di attesa, poiché ognuno può entrare ed uscire dall’istituto ed andare direttamente al colloquio, mentre a Bari l’attesa è di circa un’ora, durante la quale i visitatori sono allietati da spettacoli di burattini e d’intrattenimento”. Occupare le ore di attesa con spettacoli di animazione rivolti specialmente ai bambini, assume un ruolo importante per il bambino stesso, che vive l’esperienza in modo meno traumatico.  “A Foggia sono tre i bambini che vivono in carcere con le proprie madri. Non abbiamo ancora mezzi e strumenti necessari per fare in modo che la pena sia scontata in altre sedi – ha spiegato la dottoressa Paparella – Altra nota dolente riguarda gli immigrati con bambini a carico o immigrati minorenni che vengono spostati al Cara, quando in realtà andrebbero portati in sedi idonee. Circa 100mila bambini l’anno entrano nel carcere per far visita ai propri genitori. Un’esperienza che rappresenta un vissuto molto difficile da affrontare, non solo interiormente ma anche negli istituti scolastici e tra pari. Proprio in virtù di questo, dobbiamo individuare delle forme di progettualità, per rendere i momenti delle visite meno traumatici. Attrezzare dunque, uno spazio dedicato al momento della visita, in cui sia attenuato il periodo dell’attesa e in cui sia attenuata la bruttura del luogo e dove magari consolidare il rapporto genitori-figli” ha concluso la dottoressa Paparella.

Nicole Cascione

 731 total views,  2 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *