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Un’altra “tegola” per i palazzi di via Pappacena sulla Dec… e sul Comune.

Un’altra “tegola” si è abbattuta sull’impresa, la Dec della famiglia Degennaro, che ha realizzato il complesso edilizio di via Pappacena, al quartiere Poggiofranco di Bari. Com’è noto, sulle quelle costruzioni è già in corso da tempo un’inchiesta della Procura barese, poiché alcuni di quegli immobili sono stati realizzati in variante al Prg, ai sensi del famoso articolo 18 di una legge del 1991, per alloggi da destinare, a condizioni agevolate, alle famiglie di militari ed esponenti delle Forze dell’ordine. In realtà, però, nelle case di via Pappacena di esponenti delle Forze armate ce ne sono ben pochi, poiché gli appartamenti ad essi riservati sono stati venduti prevalentemente a professionisti e politici locali che, grazie ad un particolare meccanismo di calcolo del “prezzo agevolato” di vendita di quegli alloggi, alla fine sono stati quelli che effettivamente si potevano permettere l’acquisto, in quanto la cifra a metro quadro risultava troppo costosa da affrontare per degli stipendiati, come poliziotti e militari. Ora, però, oltre ai sospetti su cui sta indagando la Procura, c’è pure una consulenza tecnica fatta eseguire dalla seconda Sezione del Tar, il Tribunale amministrativo di Puglia che, nell’ambito di un contenzioso sorto nel 2005 tra un Comitato di cittadini, Comune ed impresa, ha rilevato delle difformità nella realizzazione del complesso immobiliare di via Pappacena, rispetto al progetto approvato ed alla convenzione stipulata con il Comune. Infatti, il Ctu del Tar, l’ingegner Mauro Valente, nelle 98 pagine della sua perizia ha rilevato che l’impresa avrebbe occupato ben 2.113 metri quadri in più rispetto al progetto originario autorizzato dal Comune. Inoltre, sempre secondo il consulente dei giudici amministrativi, i costruttori degli edifici di via Pappacena avrebbero realizzato circa 1.000 metri quadrati in meno di urbanizzazioni, rispetto a quanto previsto per gli standard minimi di legge. E tra le urbanizzazioni sono del tutto assenti le aree da destinare all’edilizia scolastica ed alle attrezzature d’interesse comune, come una scuola ed una chiesa. Rilievi che, invece, sono contestati dal tecnico dei costruttori, l’ingegner Gualtiero Traversa, che sostiene la tesi che l’elenco delle particelle catastali, allegato al progetto originario, è incompleto per un mero errore materiale iniziale commesso nella compilazione, o per dimenticanza dei progettisti che all’epoca lo avevano stilato. Al riguardo, anche gli avvocati dei costruttori, Ignazio Lagrotta e Vito Agresti, sostengono che l’ampliamento dell’area interessata non ha comportato alcun incremento di volumetria complessiva rispetto a quanto autorizzato con la variate di Prg. Anche il Comune ha depositato al Tar delle controdeduzioni tecniche, a firma dell’ingegner Luigi Cea, a cui però il Ctu Valente pare abbia già dato delle risposte con la perizia d’ufficio. Adesso, dopo il deposito delle reazioni tecniche di parte, dovranno essere i giudici amministrativi a stabilire se i contenuti della perizia d’ufficio è sufficiente ad annullare l’accordo di programma, come chiede nell’atto di citazione il ricorrente Comitato di cittadini rappresentato e difeso dall’avvocato Luigi Paccione. Un annullamento, che se fosse accolto dal Tar, comporterebbe conseguenze molto disastrose dal punto di vista amministrativo, poiché trascinerebbe, per un noto principio transitivo di diritto amministrativo, nell’ annullabilità anche tutti gli altri atti consequenziali a quell’accordo, come concessioni edilizie, convenzioni, collaudi, ecc. Intanto, la prevista odierna udienza di questo processo dinanzi al Tar dovrebbe slittare di almeno un paio di mesi, poiché le parti dovrebbero chiede termine per contro dedurre alle argomentazioni peritali. Questo è ciò che riguarda gli aspetti amministrativi della vicenda del complesso di case di via Pappacena. Per quanto riguarda, invece, l’aspetto politico della stessa questione molti dubbi restano ancora in piedi. Soltanto a chiusura dell’inchiesta della Procura, forse, si conoscerà qualcosa in più. Sta di fatto che, se difformità vi sarebbe stata effettivamente nella realizzazione edificatoria di quell’area, rispetto al progetto ed alla convezione approvata, oppure sarebbero state commesse altre violazioni urbanistiche, L’Amministrazione comunale che, per legge, ha sia il potere che il dovere di verificare che norme e progetti vengano rispettati dalle imprese esecutrici, in questo caso potrebbe aver omesso i controlli. E l’impresa esecutrice dei palazzi di via Pappacena, come innanzi ricordato, era la Dec della famiglia Degennaro. La stessa che fino ad un anno fa, al Comune di Bari, aveva in giunta la figlia di uno dei titolari della società. E la stessa che per il Natale del 2007 aveva rifornito il sindaco, Michele Emiliano, con un regalo abbondante di  astici, spigole, ostriche, champagne e cozze pelose oltre, ovviamente, che del “ghiaccio” necessario alla buona conservazione di tali prelibatezze.                   

 

Giuseppe Palella 

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