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“Un’offerta più variegata di teatro innovativo oggi potrebbe realmente cambiare le cose ”

“L’attore crea con la sua carne e il suo sangue tutte quelle cose che le altre arti, in qualche modo, tentano di descrivere.” Sosteneva Lee Strasberg. Ed è proprio questo che lo spettatore percepisce attraverso la recitazione intensa e godibile della bella e sensuale attrice barese Mina Albanese: una viscerale passione che, unita all’espressività gestuale, è in grado di creare un modo di esprimersi del tutto particolare. Parliamo di una delle protagoniste dello spettacolo teatrale “ Via Crispi in fondo”, una rivisitazione in chiave moderna del regista Maurizio Sarubbi della celebre opera Spoon River, che ha riscosso di recente un grande successo nell’ultima rappresentazione teatrale al Piccolo teatro di Bari E. D’Attoma.

Come è iniziato il suo percorso?

“Ho iniziato a recitare quando ero bambina nei circoli amatoriali delle parrocchie. Quando avevo vent’anni ho continuato poi a cimentarmi più seriamente con il teatro fondando a Valenzano la Compagnia  del Mulino, con Ninni Matera e altri soci. Dopo un po’ di esperienza nel settore, ho avuto la fortuna di incontrare Maurizio Sarubbi e Roberto Giacoia, due registi importanti per il mio percorso che mi hanno plasmata, pur avendo metodologie completamente diverse. Tutto ha contribuito a fare di me un’attrice completa.”

In cosa consistono queste differenze?

“Roberto Giacoia è anche uno psicoterapeuta, quindi mi ha aiutata molto ad entrare nella psicologia del personaggio e il modo per riuscirci al meglio, questo è un aspetto molto importante per un attore. Saper riconoscere le emozioni è fondamentale per poterle poi portare in scena. Un lavoro sui sentimenti molto bello. Con Maurizio Sarubbi, invece, si porta in scena sempre la verità: sembra quasi un discorso cinematografico. Non esistono più i dogmi del teatro classico,tipo che ne so, il non dare mai le spalle…  un approccio molto moderno al teatro, basato sulla vita reale. Ho lavorato anche nel cinema e ho girato diversi cortometraggi come per esempio “ Volti nell’Ombra “ del regista Fabrizio Pastore,  un’esperienza che mi ha segnata particolarmente. Ho partecipato anche a diverse trasmissioni televisive, mi è capitato perfino di recitare per il programma Forum.Questo perché ritengo che esperienze di tipo diverso possano essere molto utili nel percorso di un attore.

A livello emotivo com’ è avvenuto il passaggio dal teatro accademico al ruolo reale?

“Diciamo che il passaggio, nel mio caso, è avvenuto in maniera molto naturale: la differenza la fa sempre Il rapporto che si instaura con il pubblico. Ogni spettacolo non è mai uguale all’altro. Non mi ritengo un’attrice molto tecnica, mi baso molto sulla trasmissione delle emozioni e in tal senso mi sento molto malleabile e aperta al cambiamento. Ho tanta voglia di raccontare con la gestualità del corpo, piuttosto che con la voce e le parole. Mi piace esprimermi in questo modo.”

Cosa ama maggiormente di questo lavoro?

“ Beh, trovo molto affascinante poter vivere più vite, un po’ come fa uno scrittore, immedesimarsi nei personaggi. È come cambiare pelle continuamente: un giorno sei una serva e magari il giorno dopo una regina. Non lo chiamerei nemmeno un vero e proprio lavoro, per me è un gioco, è  divertimento puro, e sono felice quando riesco a far divertire anche il pubblico. Pensavo di essere portata per i ruoli drammatici, ma da quando sto sperimentando anche quelli comici, mi ci sto appassionando.”

Qual è stato il ruolo drammatico in cui si è immedesimata di più?

“Sicuramente un lavoro per un cortometraggio sulla violenza femminile di  Roberto Giacoia, in cui portavo in scena lo stereotipo di maschilismo di cui sono vittime le donne, le dicerie di paese, le credenze ossessive, tutta una serie di limitanti convinzioni che condizionano spesso l’ambito  femminile, e tutti quei processi che noi stesse mettiamo in atto per fare del male alle altre donne, senza a volte rendercene conto. Un ruolo molto complicato dal punto di vista del mood da intraprendere per interpretarlo. C’è stata proprio anche una fatica fisica, perché quando interpreti un personaggio in cui la violenza fa da padrona, tu vivi realmente quelle situazioni, non è facile portare in scena di volta in volta percorsi così dolorosi, che ti fanno rielaborare e rivivere alcune situazioni personali di sofferenza.”

Mentre il ruolo comico?

“Il ruolo comico che mi ha più appassionato  l’ho interpretato nella rivisitazione di Spoon River, è stato davvero divertente calarsi in personaggi così diversi tra loro. Perché in questo particolare spettacolo anche gli elementi più tragici e drammatici vengono rielaborati in chiave comica. Questo processo serve a sdrammatizzare l’idea della morte. È  che il lutto va rielaborato, ma bisogna saperlo prendere anche con filosofia e trarne una lezione utile che migliori la vita. Un modo per avere un approccio più costruttivo al dolore. Avere poi la possibilità di lavorare con altri artisti splendidi è stato per me fantastico.”

Quali sono state le difficoltà nell’interpretare vari personaggi così diversi tra loro?

“Essendo nuova nel gruppo c’è stata un pò di difficoltà iniziale nel comprendere ciò che il regista desiderava da noi attori, ma una volta compresa la chiave di lettura, tutto è stato più semplice, siamo riusciti a lavorare tutti insieme in maniera molto affiatata.”

Dopo aver interpretato un ruolo riesce  facilmente a spogliarsene nella vita reale?

“In definitiva io credo di portare in scena sempre parti di me, quindi porto in scena la realtà in ogni personaggio che interpreto, vado a ricercarne elementi che mi appartengono, e che attraverso il personaggio vivono altre vite, ma alla fine sono sempre io. Quindi non devo spogliarmi di nulla. In mille modi strampalati di essere, si tratta alla fine sempre di me stessa.”

Oggi come oggi, quali sono le difficoltà di una donna nel mondo del teatro?

“Grazie a Dio penso che il teatro non abbia genere, l’unica difficoltà oggi è abituare lo spettatore alla riflessione, senza fornirgli qualcosa di troppo comodo. Magari a tale proposito l’offerta variegata di un teatro innovativo potrebbe essere utile per portare la gente ad amare di più questa antica e importante forma d’arte. Forse anche perché la classicità di un teatro drammatico, nonostante abbia la sua importanza, è ormai sorpassata, non è quasi più proponibile nel mondo moderno.”

Rossella Cea

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