I social fondamentali per lanciare i messaggi dei calciatori biancorossi
21 Marzo 2020
Elena Ledda, storie canzoni e tanta tradizione
21 Marzo 2020

Uomo, cavallo e calesse: tutto sparito nel fango

A Brindisi sopravvivono gli avanzi dell’acquedotto fatto costruire dall’imperatore Claudio nel primo secolo dopo Cristo. La costruzione portava l’acqua che sgorgava da una zona umida posta nell’entroterra a una dozzina di chilometri dalla città. Il sito oggi è chiamato Pozzo San Vito per la vicinanza con San Vito dei Normanni. Lì i Romani costruirono una grande vasca in cui confluivano, canalizzate, le acque di queste polle, cui si addizionavano le acque che sgorgavano da vicini e mirati scavi. Col declino di Roma, nessuno più si occupò di fare manutenzione e la grande opera finì in malora. Il degrado non interessò soltanto la grande condotta sospesa, della quale sopravvivono le vasche in cui l’acqua decantava per liberarsi dei residui fangosi. Il degrado colpì anche la vasca di raccolta e i relativi canali che la collegavano alle fonti naturali e spontanee. Fuoriuscendo dalle crepe via via più numerose, l’acqua finì con lo sbriciolare vasca e canaline. Il sito, già ‘umido’ in origine per effetto delle polle, sotto l’azione dei pozzi artesiani, comunque rimasti attivi, si tramutò in un acquitrino. E le paludi, si sa, sono pericolose : c’è il rischio della malaria e degli sprofondamenti improvvisi del terreno. Una distesa di fango che poggi su una groviera carsica, quale è il nostro sottosuolo, può da un momento all’altro trovare una via di fuga ed essere risucchiata in basso nel giro di un amen. Il fenomeno è differente da quello dei sink-hole poiché nei collassi di superficie rocciosa la voragine che ne consegue resta a vita, mentre quando a sparire è una distesa fangosa, il vuoto viene subito colmato dalla melma circostante, che a sua volta non ha modo di sparire nel sottosuolo avendo trovato la via di fuga ostruita dal consolidamento del ‘colata’ precedente. E’ sufficiente una pressione anche minima per spezzare l’equilibrio precarissimo di queste apparenti, vaste pozzanghere per attivare l’impressionante meccanismo : Il corpo estraneo viene ‘ingoiato’ rapidamente e con altrettanta rapidità il manto fangoso si ricompone. Con le sabbie mobili, invece, il processo è molto più lento ; peraltro, a differenza di quanto si vede nei vecchi film d’avventura, lo sprofondamento del malcapitato di turno non va mai oltre le ginocchia ; ciò non toglie che, essendo a quel punto pressoché impossibile tirarsi fuori con le proprie forze, senza soccorsi si corra il rischio di morire per disidratazione, per fame oppure, nel caso di sabbie mobili marine, per annegamento da ritorno dell’alta marea. Torniamo ora al nostro sito, Pozzo San Vito. Perché si chiama così. Stando a un racconto popolare ben radicato nella memoria collettiva del territorio, lì scomparve un tale con il cavallo e il calesse. Non sopravvisse una sola traccia di quella tragedia. – Nell’immagine, l’ora bonificato sito di Pozzo di San Vito ; il cespuglio copre il punto in cui si allargava la vasca romana per la raccolta delle acque.

Italo Interesse

 333 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *