Cultura e Spettacoli

‘Utopia’, solo il Titanic di più

L’immagine posta a corredo di queste righe fu scattata 124 anni fa nel porto di Gibilterra. Ciò che spunta dalle acque è la parte superiore dell’Utopia, un piroscafo inglese della flotta Anchor Line andato a fondo la sera del 17 marzo 1891. Nella tragedia persero la vita fra le 562 e le 576 persone, a seconda delle fonti. Partita da Trieste, l’Utopia aveva fatto scalo prima a Palermo, poi a Napoli per imbarcare nel complesso 813 emigranti diretti nelle Americhe.  Almeno una cinquantina dovevano provenire dalle Puglie ; e  sarebbero stati anche di più se la nave avesse fatto scalo a Brindisi o a Taranto. Partito da Napoli il 12 marzo, il bastimento giungeva in vista della baia di Gibilterra cinque giorni dopo. Erano le 18 e il mare era in tempesta. Nonostante la scarsa visibilità e la presenza di troppe navi in porto, il comandante dell’Utopia, John Mc Keague, poi sopravvissuto alla tragedia, cercò ugualmente di entrare nella rada. Più in là, in fase processuale, avrebbe deposto che la sosta – non prevista dalla tabella di navigazione – si era resa necessaria per carenza di carbone. Ma allora avrebbe potuto più ragionevolmente attendere in prossimità del porto che le acque si placassero… In realtà Mc Keague, che era in ritardo di dodici ore sulla tabella di marcia, aveva fretta di riprendere la navigazione (un ritardo anche di sole 24 ore all’arrivo dall’altra parte dell’Atlantico avrebbe arrecato all’Anchor Line un danno d’immagine assai elevato considerando il clima di esasperata concorrenza allora in atto tra le tante compagnie di bandiera attive che si contendevano le rotte Europa-America). Il capitano commise poi un secondo   errore : sottovalutare la deriva imposta dal vento. La deriva  spinse l’Utopia verso la Anson, una nave da guerra ormeggiata. La virata fu tardiva e la Utopia, pur scansando la Anson, non ne evitò il micidiale rostro da speronamento sporgente a prua per sei metri e totalmente sommerso. La falla che ne conseguì mandò il piroscafo a inabissarsi. La rapidità dell’affondamento fu tale che solo in trecento riuscirono a salvarsi gettandosi in mare (secondo alcune fonti dall’Utopia non furono nemmeno calate le lance per la celerità dell’affondamento e l’impreparazione dell’equipaggio). Dei superstiti solo alcuni proseguirono il viaggio con altra nave messa a disposizione dalla stessa compagnia, mentre tutti gli altri preferirono tornare indietro avendo voluto vedere nel disastro un avverso segno del Cielo. Un giornalista commentò che la nave aveva il suo destino scritto nel suo nome (difatti in greco ‘utopia’ significa “in nessun luogo”). E invece quel piroscafo tornò a navigare. Rimesso in galleggiamento e riparato, tornò lo stesso anno a solcare i mari sino alla definitiva radiazione avvenuta nel 1900.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 17 Marzo 2015

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