Cultura e Spettacoli

Venerdì 17, chi ci crede e chi no

A proposito di venerdì sfortunati, un numero fa la differenza fra l’Italia e gli altri paesi

Il lettore superstizioso non legga questo articolo nel quale si cerca di capire perché da noi, qui in Italia, il venerdì 17 porterebbe male, specie se in questo giorno capita d’incrociare per strada un nano o uno zoppo, se si rovescia olio o sale, se un gatto nero ti attraversa la strada, se si passa sotto una scala, se si appoggia il capello sul letto… In tutti gli altri paesi invece la stessa cattiva nomea tocca al venerdì 13. Ad accomunare le due credenze è il venerdì, giorno in cui morì Gesù. Quanto al numero, se in tredici si riunirono per l’Ultima Cena, stando all’Antico Testamento la data di inizio del diluvio universale è il 17 del secondo mese. Un’altra possibile spiegazione chiama in causa l’usanza degli antichi romani di scolpire sui sepolcri ‘VIXI’, ovvero “vissi”. Ora, se si prova a spostare la X sul margine sinistro si ottiene XVII, che nella grafia numerica romana equivale a 17… Non meno tirato per i capelli è il richiamo al sogno biblico di Daniele in cui le Bestie hanno sette teste e dieci corna e siccome dieci più sette fa diciassette… Restando in tema di sacre Scritture, il Salmo 83 indica in diciassette i nemici di Israele. Nel Vangelo di Giovanni a proposito della pesca miracolosa si parla di 153 pesci grossi pescati da Simon Pietro ; ora, il 153 equivale alla somma di tutti i numeri dall’1 al 17… Nella smorfia napoletana il 17 è abbinato alla disgrazia, mentre il 13 è associato a Sant’Antonio. Attenzione, il collegamento della figura del Santo di Padova col 13 ha una ‘radice maligna’. Essa trae origine da una leggenda : Un giorno Sant’Antonio e il Diavolo si incontrano per giocarsi ai dadi l’anima di un peccatore. Tira per primo il Diavolo il quale ovviamente bara e fa dodici. A questo punto Sant’Antonio raccoglie gli stessi dadi e li lancia. Uno di questi ricade offrendo la faccia del 6. L’altro invece si spezza in due (si vede che i dadi erano truccati). I due frammenti, ricadono, offrendo la faccia dell’1 e del 6. Si provi a sommare 1+6+6… – Nell’immagine, Totò in ‘Questa è la vita’, un film a episodi del 1954. Quello che riguarda il Maestro napoletano fu diretto da Luigi Zampa e sceneggiato da Vitaliano Brancati. Nell’episodio Rosario Chiarchiaro, che per pubblica voce è un menagramo, quando invece è tutto il contrario dal momento che ha perso il lavoro, nessuno vuol sposare le sue figlie e a casa sua si fa la fame, si rivolge alla Giustizia perché gli venga rilasciata una ‘patente’ di iettatore con cui trarre vantaggio da questa pubblica infamia imponendo una tassa anti-iella a tutti i superstiziosi. Il giudice naturalmente si rifiuta, ma ecco che un colpo di vento fa cadere la gabbia dove cantava un cardellino, unico ricordo della defunta mamma del giudice. I giudici del collegio giudicante, muti e sbigottiti, pagano in silenzio il loro obolo a Chiarchiaro, che lo accetta con un ghigno.

 

Italo Interesse

 

 

 


Pubblicato il 17 Maggio 2024

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