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Venuti da Oriente, si fermarono sul Gargano

Dicono i numeri che in Italia le cave in funzione assommano a poco meno di cinquemila. Triplo, invece il numero di quelle abbandonate. Anche quando rinaturalizzate, non rappresentano uno spettacolo queste voragini dalle pareti a perpendicolo che affondano per decine di metri nel sottosuolo e sul cui fondo può trovare spazio uno campo da calcio. In qualche raro caso però, tali scavi hanno dato impulso a interessi scientifici di primo piano. Nei dintorni di Apricena era attiva una cava di pietra affidata alla famiglia Pirro. La gestione, protrattasi per generazioni, ha finito col ‘segnare’ il territorio. Il toponimo Pirro è rimasto inalterato anche dopo il passaggio del giacimento nelle mani della famiglia Dell’Erba. Anni e anni di lavoro nell’area nord dell’enorme cavità hanno svelato la presenza di un reticolo di fessure carsiche ricche di fossili di vertebrati vissuti circa un milione e mezzo d’anni fa. Scavi condotti da un’equipe dell’Università di Ferrara una volta terminata l’attività estrattiva per esaurimento del giacimento, hanno riportato alla luce avanzi di bisonti, caprioli, cavalli, mammut, rinoceronti, tigri dai denti a sciabola, più di venti specie di anfibi e rettili e quarantasette specie di uccelli. E non solo. In mezzo ai fossili sono stati ritrovati ciottoli di selce scheggiati in modo da ottenere margini taglienti e utilizzati per attività domestiche come il depezzamento delle carcasse degli animali e la lavorazione del legno. Il sito di Pirro Nord la più antica testimonianza della presenza dell’uomo in Europa. Tali reperti ricandidano l’ipotesi che l’uomo sia giunto in Europa da Oriente, invece che dall’Africa attraverso l’esile lingua di terra che una volta collegava i due continenti dove oggi si apre lo stretto di Gibilterra (gli uomini del paleolitico non conoscevano la navigazione, si spostavano a piedi o, se avevano addomesticato grossi quadrupedi, in groppa a questi). Ciò sarebbe avvenuto un milione d’anni fa attraverso terre (poi sprofondate) che congiungevano Africa ed Europa all’altezza dell’Italia, quando la nostra penisola presentava un aspetto tale da rendere impensabile l’idea di uno stivale. Perché poi quei primitivi abbiano scelto d’insediarsi proprio nell’area dell’attuale Apricena e non di Foggia, di Termoli o di Manfredonia può spiegarsi solo immaginando il Gargano ben diverso da oggi. I geologi ritengono che al momento dell’occupazione umana al sito di Pirro Nord corrispondesse uno spazio aperto, tendenzialmente secco ma con presenza di fiumi (non stagionali), materie prime e animali da cacciare. Il luogo ideale, insomma, per popolazioni nomadi in cerca di dove stabilirsi.

Italo Interesse

 

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