Ridare il giusto valore al cibo
23 Novembre 2021
Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (129)
23 Novembre 2021

Verdi e l’ombra di Macbeth

Esiste dramma più lacerato di Macbeth? S’immagini allora la fatica di Verdi nel metterlo in musica. Per raccontare uno sforzo che ebbe del titanico, Mariano Paternoster prima si documenta bene, quindi architetta una formula multimediale che incrocia recitazione, danza e videoproiezione. Nasce così ‘Fatal mie donne’, spettacolo a cura dell’Associazione Culturale La Bautta con la coproduzione e direzione artistica di Ridon-dance Associazione Culturale, andato in scena all’Anchecinema mercoledì scorso. ‘Fatal mie donne’ si incentra sulla solitudine e sulla vulnerabilità del Maestro, esposto a dubbi laceranti durante la scrittura di quello spartito. Dubbi – anche di natura compositiva – che Paternoster esprime ora attraverso ricorrenti apparizioni oniriche (in forma coreutica) del generale traditore e della sua perfida consorte, ora attraverso rivelazioni da carteggio; fittissimo fu l’epistolario che il Maestro ebbe con le due donne della sua vita. Spogliata dell’aura del gigante, la figura di Verdi ritrova quella dimensione umana a proposito della quale, anche tra qualche falsità, la Storia si è manifestata superficiale. Paternoster annoda i tre linguaggi di cui prima in un viluppo di non facile scioglimento. Su un vasto velario steso in proscenio vengono proiettati stralci del molto cinema da piccolo e grande schermo girato sull’epopea verdiana. Proiezioni affatto nitide, però, perché sfocate, sovraesposte, volutamente ‘sporche’. Lo stesso velario sgrana volutamente sia l’azione teatrale che il gesto coreutico. L’impressione generale è quella del sogno, dell’incubo, del ricordo, delle cose viste attraverso il cristallo d’un acquario. Pur intrigante in taluni momenti, ‘Fatal mie donne’ sfugge alquanto e domanda molto allo spettatore, specie là dove si confronta col Risorgimento, le Repubbliche italiane e il cinema nostrano. Ma con tagli opportuni guadagnerebbe qualcosa; troppi cento minuti di spettacolo. A questa messinscena di non facile fruizione va però riconosciuto il fascino di un senso inquietante di forza che. Venendo agli interpreti, più che apprezzabili il gesto coreutico di Mirko Guglielmi e Oriella Nitti e quello attorale di Pietro Caramia e Tiziana Gerbino. Degni infine di citazione anche i generosi contributi di Davide Sciascia (scenografia), Tiziana Basili (costumi) e Giuliano Scarola (video arte). ‘Fatal mie donne’ si è avvalso del patrocinio del Comune di Bari e della Regione Puglia.

Italo Interesse

 274 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *