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Vertenza Tim: 1700 lavoratori a rischio in Puglia

Sono circa mille e settecento i lavoratori a rischio nella nostra regione al servizio dell’ex colosso italo-telefonico Tim ed è proprio per questo che le organizzazioni sindacali nazionali di Slc/Cgil, Fistel/Cisl e UilCom hanno annunciato uno sciopero generale con tanto di manifestazione nazionale a Roma quest’oggi. È una mobilitazione proclamata da tempo chiedendo ancora uno sforzo ai lavoratori Tim, sempre più esposti causa la tenuta di un’azienda che starebbe per essere ceduta all’Estero. In primo piano, dunque, per i rappresentanti dei lavoratori, le incertezze societarie, piano industriale di alienazione del Gruppo, difesa dei perimetri occupazionali e rilancio strategico/industriale di quello che era il più grande e importante Gruppo di telecomunicazioni del Paese. Alla base della protesta il piano di taglio dei costi del lavoro irricevibile, presentato il 16 maggio scorso. Tutto questo porterebbe alla scomparsa della più grande azienda di telecomunicazioni d’Italia, mettendo in second’ordine rispetto alle prospettive di rilancio e di sviluppo su filiere quali una digitalizzazione su cui in tutto il mondo si stanno facendo passi da gigante: l’Italia, con un Governo che ha deciso di appaltare la gestione di un settore così strategico alle sole logiche e lobby finanziarie di mercato senza prospettive sociali ed economiche, intese come ricadute reali, rischia di fare un passo indietro. <<Per questo, il 21 giugno, noi scioperiamo: ed è evidente che, date le nostre rivendicazioni, è uno sciopero che difende ancora una volta, oltre ai lavoratori, anche il semplice cittadino ed il suo diritto individuale e collettivo a vivere in un mondo in via di sviluppo!>>, la parola d’ordine dei sindacati oggi in piazza nella Capitale. Uniti per evitare uno “spezzatino” che non danneggerebbe solo i dipendenti del gruppo, senza garantire la tenuta occupazionale. La mobilitazione di oggi segue le altre dei mesi scorsi, alla vigilia della presentazione del piano industriale molto criticato da chi si sta scagliando contro la creazione di due società separate, NetCo (per le reti) e ServiceCo (per i servizi) con un disegno aziendale poco chiaro. Ma che certamente comporterà la riorganizzazione dei dipendenti, senza nemmeno mai smentire uffucialmente voci di accordi col gruppo francese Ardian per vendere la partecipazione del 15% (attorno a 1,3 miliardi) e 42mila dipendenti dell’azienda e gli altrettanti dell’indotto. Insomma, oltre 80mila famiglie che hanno diritto a vedere garantiti i livelli occupazionali e il loro futuro, sottolineano i capi dei sindacati schierati in loro difesa. Non avere chiarezza su come si gestirà una struttura così importante è molto grave e richiama in ballo responsabilità ancora più in alto, a livello governativo, col pericolo di consegnare questo asset ad altri Paesi o a imprenditori che non hanno certamente a cuore il futuro e la vita di tanti lavoratori e famigliari annessi. Con la giornata di oggi si spera di forare una volta per tutte la coltre di nebbia e silenzio che ha caratterizzato questa vertenza, con l’Italia che sta mettendo sul mercato quasi clandestinamente un’azienda che ha ancora un ruolo troppo importante. E non solo a livello europeo…

Francesco De Martino

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