Primo Piano

Vicino al ‘crack’ il bilancio pugliese: da ripianare 652 milioni di euro in 2 anni

Un buco che può arrivare a venti miliardi di euro e un piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della pubblica amministrazione che, se non si dovesse porre rimedio, si risolverebbe in una catastrofe per i bilanci regionali. Si può leggere – come spesso accade in questo Paese  – sotto duplice veste la vicenda che mette a rischio perfino i conti pubblici dello Stato, dopo che negli ultimi due anni quasi tutte le Regioni hanno usato quei 26 miliardi prestati dallo Stato, appunto, tra il 2013 e il 2014. Un fiume di quattrini pubblici vincolati al ripiano dei debiti di quasi tutte le regioni italiche, anche per finanziare nuova spesa corrente, in barba alle regole contabili. La Consulta, attivata dalla Corte dei Conti, a fine luglio scorso ha, però, dichiarato incostituzionale il bilancio di assestamento 2013 della regione Piemonte, e dopo questa sentenza, rischiano la bocciatura della Corte dei Conti i bilanci di quasi tutte le altre Regioni, Lombardia esclusa. La questione è delicatissima, gestita direttamente dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dal Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco. Si cerca una soluzione per limitare il più possibile i danni, ma è chiaro che servirà una legge per sanare almeno in parte gli effetti deleteri della sentenza, visto che l’abolizione delle Province doveva portare forti risparmi già da quest’anno, ma sempre secondo la Corte dei Conti alla fine sarà il governo a metterci soldi, oppure a inventarsi qualche altra ‘sanatoria’. Il primo problema da risolvere, però, è quello del buco nei bilanci delle Regioni, da far tremare i polsi. Anzi, un vero e proprio disastro. In molti casi le Regioni non solo hanno distratto i fondi vincolati ai rimborsi, ma li hanno usati anche per gonfiare la capacità di spesa, facendoli figurare come fossero mutui. E ora rischiano di trovarsi una voragine nei bilanci che va da un minimo di 9 a un massimo di oltre 20 miliardi di euro. Che lo coprano le Regioni con le tasse o tagli di spesa (impossibile senza una norma che permetta loro di spalmare il debito in più anni), oppure lo Stato con maggiori trasferimenti, il discorso non cambia: il buco dovrà essere chiuso, e a pagare saranno i cittadini. E dalle nostre parti, che accadrà? Per intanto sta cercando di correre ai ripari la regione Puglia che si ritrova con un buco da oltre 652 milioni di euro. La cifra, come detto, si riferisce al prestito statale accordato nel 2013 per risanare i debiti storici coi fornitori, soprattutto quelli sanitari, anche se secondo la Suprema Corte, pero’, sono state proprio le regioni a cadere in gravi errori contabilizzando quelle anticipazioni di cassa. La Puglia guidata da Nichi Vendola, adeguandosi al resto degli enti, ed in base alle indicazioni del ministero delle finanze, le contabilizzo’ come un mutuo da restituire in 30 anni, mentre adesso la Consulta si rimangia tutto annullando l’operazione. E imponendo il rientro immediato. Insomma, l’ente guidato ora da Michele Emiliano, in pratica, dovra’ recuperare più di 350 milioni quest’anno e altri 300 nel 2016: il rischio e’ sfasciare il già precario equilibrio finanziario, creando un pericoloso disavanzo. Il presidente della commissione competente Amati ha convocato d’urgenza il 7 settembre l’assessore alle finanze piemontese, chiamato ad individuare una soluzione entro fine mese, quando in via Capruzzi approderanno le variazioni al bilancio. Non resta che incrociare le dita e sperare in una bella sanatoria del governo centrale, per evitare che la situazioni precipiti. E faccia crack….

 

Antonio De Luigi

 


Pubblicato il 2 Settembre 2015

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio