Cultura e Spettacoli

“Vietato gittare cartocci di denaro”

Nel Settecento l’esercizio dell’arte scenica incontrava non poche difficoltà in provincia, soprattutto di carattere logistico. La carenza di teatri degni di questo nome  costringeva impresari e artisti a ripiegare su ‘contenitori’ del tipo più disparato : saloni signorili, magazzini, depositi, taverne e quant’altro (ma a ben guardare, oggi le cose non sono granché cambiate…). Altre volte si ricorreva a soluzioni più complesse. Nel 1792 fu eretto a Trani “un altro teatro”, scrive Benedetto Croce in ‘I teatri di Napoli dal Rinascimento alla fine del secolo decimottavo’. Ad ottenere dal Preside (il primo cittadino, diremmo oggi) la licenza di costruzione fu una “società di benestanti” che faceva capo a tale D. Cataldo Lomanto. Il luogo deputato alla costruzione del nuovo teatro era una “laguna, causa di mal’aria” che si sarebbe “disseccata” (dunque, alla periferia della città esistevano zone paludose). Il progetto si rifaceva a quello del teatro fabbricato a Codogno in Lombardia, “riuscito di squisito gusto e di notabile perfezione”. La grande novità doveva essere stata il frutto di approfonditi calcoli di natura socio-economica e che avevano avuto la meglio su resistenze di carattere morale. Diversamente il Croce non avrebbe avvertito il bisogno di annotare che “la città vi avrebbe guadagnato… e non avrebbe risentito veruno svantaggio dal teatro fisso, come non l’aveva ricevuto per l’innanzi dal teatro volante”. Premesso che qui per teatro ‘volante’ s’intendono le baracche erette nelle piazze adattando a palcoscenico i pianali dei carri su cui viaggiavano le compagnie, lo ‘svantaggio’ in questione è la storica ostilità dei benpensanti verso una forma di svago percepito come fonte di pubblico pervertimento. Perciò il Croce ha cura di annotare l’assenza di pericolo, sottolineando l’alta qualità della cittadinanza tranese, “piena di nobiltà e di civili e anche di maestranza niente indigente, inclinata alle rappresentazioni teatrali”. Il permesso fu accordato alle stesse condizioni applicate ad altro teatro “costruito di recente in Teramo”. Tali condizioni individuavano nel Preside il “delegato perpetuo del teatro”. Il che gli dava diritto a “un palchetto, come anche due luoghi in platea per due subalterni”. Una curiosità : Tra le disposizioni “si proibiva espressamente di gittare nel palcoscenico, come testimonianza d’applauso, cartocci di denaro”. Quel teatro venne eretto, funzionò, ebbe fortuna..? Il Croce tace. Di sicuro la struttura ebbe vita breve. – Nell’immagine,  la statua di Carlo Goldoni, protagonista del teatro del Settecento ; il monumento si erge a Venezia in Campo San Bartolomeo.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 19 Gennaio 2018

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