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Villini Postelegrafonici, frammenti di Bari perduta

Una volta ‘frazioni’, adesso rientrano in Circoscrizioni, queste realtà amministrative  che avvicinano le periferie alla città più di quanto abbia fatto l’espansione edilizia. Santo Spirito, Palese, Carbonara, Ceglie, Loseto e Torre a Mare, in un passato neanche lontano, sono stati luoghi di interessanti peculiarità sociali, malgrado la limitata distanza dal Bari. A distinguerle dal capoluogo erano decisi ‘segni’ anche architettonici : case basse e indipendenti, fabbricati signorili primo Novecento avvolti da giardini, villette senza pretese… Cosa è rimasto di quella Bari? Molto è sparito sotto strisce d’asfalto e piatte costruzioni in condominio ; moltissimo è stato stravolto a colpi di abusi edilizi (sopraelevazioni, verande, pensiline…). Il resto languisce in attesa dell’affare. L’aspetto offerto da questi ultimi immobili è desolante, specie vicino al mare (emblematico il caso di Fesca-S.Girolamo). Qualcosina però si è salvata. Anzi, quando gli interventi sono stati affidati a maestranze qualificate è stato possibile valorizzare. Dalla piattezza del panorama urbano, allora, emergono chicche la cui bellezza induce a sospirare una volta di più a proposito del perduto patrimonio architettonico  di Bari (nuova soprattutto). Una di queste chicche, anche se solo parzialmente valorizzata, è quanto rimane dei cosiddetti ‘Villini Postelegrafonici’ (via Meucci, angolo viale Unità d’Italia). Verso gli anni trenta, in un’area allora di aperta campagna, l’Amministrazione delle Poste e dei Telegrafi acquistò suoli da destinare all’edificazione di case per i propri dipendenti. Invece di palazzi anonimi, si ebbe il buon senso e l’originalità di elevare un complesso di villini a due piani e dal tetto leggermente spiovente. La sobria eleganza dei fabbricati, il benefico influsso della campagna circostante e l’assenza di esercizi commerciali fecero di questo complesso un’area di ambita serenità (ci fu pure chi destinò questi villini a luogo di villeggiatura). Poi, col boom edilizio, sviluppandosi in modo tentacolare, la città aggredì anche l’eden del Villini Postelegrafonici. Andò a finire che solo i villini riscattati dagli assegnatari rimasero in piedi ; gli altri vennero venduti dall’Amministrazione Postelegrafonica ai soliti signori del mattone e implacabilmente abbattuti per fare posto ad anonimi fabbricati. Questa ‘aggressione’ lasciò un segno pesante persino nella morfologia del suolo : A chi osservi via Meucci non sfuggirà che essa è caratterizzata da una notevole pendenza ; per cui, per avere accesso ai villini che vi si affacciano, bisogna percorrere scalinate posticce e via via più elevate a misura che la strada scende in basso. Così non era. Una foto scovata in Rete e tratta dalla galleria di Raffaele de Luisi dimostra che l’attuale via Meucci scorreva in piano. In seguito, per collegarla a via Postiglione, si rese necessario scavare quella brutta discesa. L’ultima testimonianza dei Villini Postelegrafonici resta così come ci appare oggi : sospesa in vetta a una ‘scogliera’ urbana. Averla salvaguardata ci pare tratto di buon senso.

 

Italo Interesse

 

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