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Virgilio, a Brindisi l’ultimo fiato

Stando al calendario giuliano, Publio Virginio Marone, l’autore dell’Eneide morì per cause imprecisate il 21 settembre del 19 avanti Cristo, a Brindisi, di ritorno da un viaggio in Grecia. Stando al ‘De viribus Illustris’ di Svetonio, poco prima di morire il poeta si raccomandò agli amici Plozio Tucca e Vario Rufo perché distruggessero il manoscritto dell’Eneide, opera che egli giudicava incompleta. I due invece consegnarono il manoscritto all’Imperatore e la gloria di Virgilio risplende ancora oggi (domenica scorsa nel centro storico di Gioia del Colle Teatro Mundi ha messo in scena una performance itinerante del poema diretta da Antonio Minelli). Altro non si sa delle ultime ore di Virgilio. L’unica è immaginarsele. A ciò ha provveduto uno scrittore austriaco, Hermann Broch col suo ‘La morte di Virgilio’, un romanzo pubblicato nel 1945 negli USA, paese dove l’autore riparò nel 1938 non tollerando l’annessione della patria alla Germania nazista. Costruito come un flusso di coscienza prodigo di pensieri e avaro di fatti, ‘La morte di Virgilio’ è monologo elegante più vicino alla poesia che alla prosa. L’opera di Broch si apre con l’immagine di una formazione navale composta da sette navi che, in fila e provenienti da Atene, risalgono la costa salentina alla volta di Brindisi. Al centro, rilucente d’oro e con vele color porpora, naviga la galea di Ottaviano Augusto. Sulla tolda di una delle quattro navi che trasportano il seguito dell’imperatore si fa festa. Il vino scorre a fiumi, si fa musica e si danza. Solo Virgilio non prende parte alla baldoria. Debolissimo, tormentato dalla tosse e dalla febbre, oppresso dal mal di mare, ha fatto legare il suo giaciglio alla murata della nave. Trova sollievo solo nella brezza dell’Adriatico. Sa che sta morendo. Osserva la linea della costa che scorre lentamente e pensa agli schiavi che remano senza sosta nella stiva maleolente, mentre sul ponte si fa spreco. All’arrivo, il chiasso della folla festosa che acclama l’Imperatore lo stordisce. Lo caricano su una lettiga che, attraversate viuzze, si ferma davanti ad una dimora. A fatica Virgilio abbandona la lettiga e si stende su un letto che finalmente non balla più. Ma è troppo tardi. Fantasie e ricordi popolano la mente del poeta. Allertati, accorrono prima gli amici, poi il medico, infine lo stesso Imperatore. Con l’ultimo fiato il malato conversa con loro prima di entrare in coma. L’ultima parte consiste in una lunga conversazione del moribondo con sé stesso. A misura che avverte la fiamma della vita spegnersi, Virgilio percepisce che si sta avvicinando a quel Tutto nel quale si annullerà…

Italo Interesse

 

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