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Vita da cani: non basta una legge per cambiare

Cambiare le leggi per migliorare la sempre più complessa situazione che riguarda i rapporti tra enti pubblici e tutela dei diritti degli animali? Forse si può, ma c’è ancora tanto, ma davvero tanto da fare. “Le osservazioni e le testimonianze delle numerose associazioni, che ogni giorno toccano con mano le difficoltà per la cura degli animali da affezione, sono state molto utili. E al loro va il nostro ringraziamento non solo per il lavoro svolto ma per i contributi che ci hanno fornito. Dai quali emerge ancor di più la necessità di modificare una legge regionale ormai datata e che ha trovato scarsa applicazione e punti di caduta”, dichiarano tutto d’un fiato i vice presidenti della III Commissione Sanità alla Regione, Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) e Luigi Manca (Direzione Italia) a seguito del ciclo di audizioni delle associazioni per la tutela degli animali. Sul banco degli imputati, ‘in primis’, il triste fenomeno del randagismo, interessato al disegno di legge “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione. Abrogazione della legge regionale 3 aprile 1995, n. 12 Interventi per la tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”. Tanto in pentola, dunque, a difesa del migliore amico dell’uomo. “In modo inequivocabile – hanno sottolineato ancora Pellegrino e Manca – le associazioni hanno lamentato il sostanziale fallimento dell’attuale legge regionale, ormai risalente a ventiquattro anni fa, soprattutto su aspetti dirimenti come l’insufficienza delle sterilizzazioni, la mancata costruzione di canili sanitari da parte dei Comuni, la carenza di controlli e vigilanza. Difficoltà che rendono ingestibile, soprattutto nei piccoli Comuni, un fenomeno di enorme portata che mette a rischio non solo la pubblica incolumità ma anche la vita stessa degli animali”. Ora queste osservazioni dovrebbero finalmente permettere di avere un quadro più chiaro in vista dell’esame del disegno di legge in Aula Regionale a via Gentile, al via dai primi di maggio con la presentazione degli emendamenti e il successivo esame in III Commissione del testo. E non resta che augurarsi come tutte le forze politiche possano contribuire a un testo finale efficace e innovativo. Tanti, troppi i problemi da risolvere in Puglia e nella città capoluogo in particolare, sul randagismo: l’anno scorso, ad esempio, c’è voluto un sopralluogo coordinato con il Canile sanitario nell’ambito di un approfondimento sulle attività di gestione e prevenzione da parte del Comune di Bari, per continuare a parlare del fenomeno randagismo, appunto, in Città. In lista d’attesa alcune iniziative proposte da associazioni di volontariato del territorio, utili a ridurre il tristissimo fenomeno del randagismo. Innanzitutto la valorizzazione dell’obbligo di inserire i microchip che assicurano identificazione e registrazione della popolazione canina e poi la necessità di intervenire con le sterilizzazioni. Problemi vecchi e mai risolti, dai tempi dell’amministrazione cittadina affidata prima a di Cagno Abbrescia e poi a Emiliano, senza soluzione di continuità con l’amministrazione comunale a guida Decaro. E così dalla documentazione che regola i rapporti tra il Comune di Bari ed enti gestori dei rifugi per cani randagi, è emerso che il Comune non indirizza in modo significativo l’attività di tali enti verso una azione di promozione delle adozioni. Adozioni che pure essi attuano con tempi, strumenti e risorse di cui dispongono, ma evidentemente insufficienti a raggiungere obiettivi significativi. Tra le poche iniziative comunali, è stato presentato dal Sindaco Decaro un progetto, mutuato dal Comune di Vieste, chiamato “zero cani in canile”, progetto che andrebbe a migliorare il benessere degli animali. E così s’è scoperto che manca una reale conoscenza della situazione attuale, senza alcuna volontà di programmare attività di controllo per garantire i livelli minimi di sicurezza dei ricoveri. Il Rifugio per animali randagi convenzionato col Comune e a pochi metri il canile sanitario sono sottoposti a una situazione piuttosto complicata: sterpaglie ovunque in uno stato di totale abbandono e incuria. Per di più alcuni animali, tra cui anche gatti sono tenuti in gabbie di fortuna. Il pericolo incendi, dovuto a una assenza totale del Comune, è quanto mai rilevante il primo passo, mentre sarebbero tutti da verificare gli accordi vigenti che regolano la gestione dei rifugi, senza adeguate condizioni igienico-sanitarie. Anche Anna Dalfino, l’ex consigliera comunale da una vita presidente di un’associazione a difesa degli amati cani, chiama in causa il primo cittadino che l’anno scorso ha festeggiato il suo onomastico al Canile  Sanitario  di via dei  Fiordalisi (oggi via Milella, zona industriale), ignorando l’esistenza del canile rifugio gestito, appunto, dalla sua associazione, l’ACA. E invece sarebbe stata una buona occasione, ricorda la Dalfino, per verificare con i propri occhi  lo  stato di degrado in cui si trova il rifugio a causa delle inadempienze degli organi preposti (Assessorato e Ripartizione Ambiente ). Urgenti, infatti, il disserbamento delle sterpaglie ‘…alte da far paura’ che circondano esternamente ed internamente i recinti dove stazionano i cani con una situazione che può generare incendi, senza parlare delle infestazioni di zecche, pulci e altri insetti molesti e pericolosi per animali e volontari che frequentano il canile della zona industriale, a Bari. Domanda: basterà una legge nuova e magari anche condivisa, per cercare di porre rimedio a tale disastro?

Francesco De Martino

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