Cultura e Spettacoli

Vladimir non resse l’immensità

Resterà in cartellone alla Vallisa sino a sabato prossimo, ‘Majakovskij – l’incidente è chiuso’

Restano un mistero le vere regioni del suicidio di Majakovskij. Il grande artista georgiano si tolse la vita all’apice della gloria e della giovinezza. Unico, debole, alibi: delusioni d’amore aggravate da incomprensioni col Potere. Più probabilmente a bruciarlo fu la stessa tensione vitale che lo animò. Poeta, drammaturgo, sceneggiatore, illustratore e attore, Vladimir Majakovskij visse con anomala partecipazione gli ultimi palpiti dello zarismo, i primi fermenti dell’Unione Sovietica, gli embrioni delle avanguardie russe ed altri eventi e fenomeni di straordinaria intensità in mezzo ai quali ebbe a forgiarsi la sua debordante personalità. Strutturalmente troppo sensibile, di sicuro vulnerabile, Majakovskij bruciò come una valvola, un fusibile esposti ad un voltaggio non sostenibile. Chiamando in causa Ungaretti, si può azzardare che il poeta sovietico non resse l’immensità della luce da cui venne inondato. E’ quanto ispira ‘Majakovskij  – L’incidente è chiuso’, un testo di Giuliano Corti, Luca Scarzella e Daniele Abbado. Dopo l’esordio avvenuto venerdì scorso, lo spettacolo, prodotto da Diaghilev / Teatro Franco Parenti, resterà in cartellone alla Vallisa sino a sabato prossimo nell’ambito della XVIII edizione della rassegna ‘Le direzioni del racconto’. Stralciando abilmente dall’opera di Majakovskij versi, appunti, memorie ed altri frammenti, Corti, Scarzella e Abbado compongono una complessa drammaturgia “del coraggio” che illustra bene un personaggio incontenibile, un predestinato, anche al sacrificio finale. E di riflesso illustra con ragionevole ampiezza un naufragio dell’animo troppo complesso per essere affidato ad uno striminzito bigliettino d’addio. Majakovskij, infatti, si limitò a scrivere nell’estremo messaggio: “io non ho altra scelta… La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci…” ‘Majakovshij – L’incidente è chiuso’ si affida alla parola e al gesto – appassionati e sobri – dell’unica interprete, Giovanna Bozzolo, che con padronanza si muove in lungo e in largo per la scena inondata delle proiezioni di foto, scritti e frammenti di rarissimo materiale cinematografico; suggestivo l’effetto di tali proiezioni sulla pietra del tempio, davvero un lavoro prezioso quello di Gianni Carluccio che firma luci e scene. Degni di citazione i contributi di Stefano Ferrara, Michele Dall’Ongaro, Daniele Donati, Francesco Lupi Timini, Alberto Accalai e Martino Minzoni. Buona l’accoglienza della platea. – Prossimo appuntamento ancora per la XVIII edizione della rassegna ‘Le direzioni del racconto’: dal 22 febbraio al 28 marzo con ‘Pensaci, Giacomino!’, per la regia di Paolo Panaro.

Italo Interesse

 

 

 


Pubblicato il 14 Febbraio 2024

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