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Voglia di ‘farlo strano’

La dipendenza sessuale o ipersessualità, questo disturbo senza tempo e che non fa differenza fra latitudini, è più diffusa di quanto si creda giacché chi ne soffre sa bene come mascherarla. Giusto per farsene un’idea, stando ad una stima della SIIPAC, la Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive, ad essere affetti da questo disturbo psicologico/comportamentale sarebbero oltre un milione e mezzo di italiani, con una percentuale maschile compresa tra il 70 e l’80%. Sono numeri, questi, che spesso spiegano molte altre cose, che del primo problema sono conseguenza : molestie, violenze, aberrazioni, perfino crimini. Il tema, scottante, ha ispirato anche il mondo dell’arte. A questo proposito si segnala un racconto di Nicola Grimaldi da cui Pietro Naglieri ha tratto ‘Ladro di saponette – Breve storia di un sesso dipendente’. Lo spettacolo (della compagnia Schegge di Cotone e che lo scorso anno ha debuttato al Fringe Festival di Roma) è stato in cartellone al Nuovo Abeliano sabato scorso. Naglieri, presente in scena con Ida Vinella, immerge l’azione in un buio spezzato da un disegno luci ‘spigoloso’, che ha dello spietato. L’insieme sa di complicità. In questo inquietante habitat si muovono i coniugi protagonisti di una storia sporca. Sporca non solo perché ci scappa il morto. Qui si testimonia il falso, si fabbricano prove. Il tutto allo scopo di nascondere un rapporto uomo-donna malato nella sfera sessuale. Perché di mezzo è il gusto del travestirsi, del ‘farlo strano’ anche a costo di ficcarsi nei pasticci. Ma ciò che più ‘sporca’ è l’esercizio – finalizzato all’orgasmo – della manipolazione del pensiero, gioco perverso nel quale lei prevale a scapito di lui. Efficace il contrasto Vinella-Naglieri, nel quale la forza di lei, espressa ora con tracotante sensualità, ora con astuzia viscida, trova riflesso nella debolezza svagata e irresponsabile di lui. ‘Ladri di saponette’ è un giallo. E in un giallo che si rispetti la Legge è immancabile. Naglieri rinuncia ad un’altra presenza in scena e opta per una voce fuori campo (prestata da Roberto Negri). E’ la voce dell’ispettore che con l’annoiato tono di routine di chi per mestiere deve sguazzare nel fango conduce le indagini. Nella penombra della scena l’effetto si rivela maiuscolo : La voce indagatrice domanda, ripete, rileva con acume paziente, insiste, martella, ribatte e scava, poco a poco demolisce alibi e sgarbuglia la matassa sino all’agghiacciante rivelazione finale. Le musiche del buon Antonio Tuzza fanno il resto. Pietro Naglieri è bravo, Ida Vinella anche più. ‘Ladri di saponette’ è spettacolo scarno, fatto con poche, essenziali cose. Uno spettacolo intelligente, che prende.

Italo Interesse

 

 

 

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